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Suicidio in carcere di Stefano Argentino, il legale: «Era fragile, avevo chiesto una perizia»

«Tolta sorveglianza, non si capisce su quali basi. Non lo sapevo» dice l'avvocato del 27enne che era detenuto per il femminicidio di Sara Campanella

07 Agosto 2025, 14:43

stefano_argentino

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«Avevano tolto la sorveglianza, non si comprende su quale basi. L’avevano fatto di loro iniziativa. Io l’ho appreso ieri». Lo afferma l’avvocato Giuseppe Cultrera, legale di Stefano Argentino, 27enne detenuto per il femminicidio di Sara Campanella, 22 anni, che si è tolto la vita nel carcere di Messina.
«Non le so dire da quanto tempo, non ci hanno comunicato nulla - aggiunge il penalista - questa è un’altra cosa delle quali vorremmo conto e ragione».

L’avvocato Cultrera spiega che Arentino «prima era da solo in cella, poi per un periodo con un altro detenuto, e poi erano diventati in quattro» e «nel carcere era seguito da uno psicologo e da uno psichiatra». «È davvero troppo presto per pensare a un esposto - sottolinea il legale - per adesso la Procura di Messina ha aperto un’indagine. Appena avremo tutta la documentazione, e i genitori saranno non dico sereni, ma un minimo più rasserenati, cercheremo di capire come muoverci. È chiaro che non lasceremo il caso inosservato».

«L'ultima volta l’ho incontrato in carcere lunedì. Mi ha detto: "sai Peppe qui dentro non è semplice". Io sapevo che Stefano era un ragazzo molto fragile che sarebbe bastato nulla nel far saltare quel minimo di serenità che aveva riacquistato, perciò avevo chiesto una perizia psichiatrica. Forse alla luce di quello che è successo non era poi così sbagliato», racconta ancora l’avvocato Giuseppe Cultrera. «I genitori non parlano, sono distrutti. La madre è da ieri è sedata -aggiunge - ora pensano solo a seppellire Stefano».
Il ragazzo da due settimane era in regime carcerario comune dopo mesi di alta sorveglianza per il rischio suicidio. Ieri in cella con lui c'era un ottantenne. Gli altri erano andati fuori per la socialità.