English Version Translated by Ai
26 marzo 2026 - Aggiornato alle 07:58
×

Così il raid a Doha rischia di incrinare l'idillio tra Trump e Netanhyau: «Non sono entusiasta di come è andata»

Il presidente Usa "turbato": «Gli israeliani non ci hanno avvertiti»

10 Settembre 2025, 21:04

doha

Seguici su

Donald Trump è adirato con il premier israeliano Benjamin Netanyahu per il raid con cui ha tentato di uccidere i leader di Hamas riuniti a Doha per discutere i prossimi passi nei negoziati di pace. Una mossa condannata dall’intera comunità internazionale, comprese Russia e Cina, e finita mercoledì sul tavolo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. «Non sono entusiasta di come è andata», si è eufemisticamente lamentato il tycoon con i reporter, dopo aver criticato apertamente su Truth e tramite la portavoce della Casa Bianca il blitz di Bibi.
Il presidente si è detto «molto turbato» e ha diversi motivi per esserlo. Il principale è che Israele ha cercato di eliminare la leadership di Hamas in Qatar, il Paese che insieme all’Egitto sta mediando nei negoziati per porre fine alla guerra a Gaza e garantire il rilascio degli ostaggi detenuti dai militanti palestinesi. Un atto che rischia quindi di sabotare il dialogo, come ha già lasciato intendere Doha condannando quello che ha bollato come «terrorismo di Stato». Il secondo motivo è che il Qatar è uno stretto alleato degli Usa, che ospita un’enorme base aerea statunitense e che ha ottimi rapporti con Trump, tanto da donargli durante una visita a maggio un lussuoso Boeing 747-8 da usare come Air Force One. Il terzo, stando a quanto rivelato dal Washington Post, è che l’attacco è arrivato dopo che, il mese scorso, Israele e Stati Uniti avevano garantito a Doha che i leader di Hamas sul suo territorio non sarebbero stati colpiti. Ultimo ma non per questo meno importante, il fatto che Israele non abbia preavvisato Washington del raid. «No», ha risposto seccamente il tycoon a precisa domanda di un giornalista. Poche ore prima era stato più vago, riferendo di essere stato informato dall’esercito americano, ma senza precisare se quest’ultimo fosse stato contattato da quello israeliano. Sul punto i media hanno versioni contrastanti. Due funzionari statunitensi hanno affermato che l’esercito statunitense era stato informato da Israele poco prima dell’attacco, ma che non c'era stato alcun coordinamento o approvazione da parte di Washington. Secondo altre fonti, gli americani hanno ricevuto la notizia solo su loro richiesta, dopo aver identificato la partenza dei jet alleati verso est. E quando hanno avvisato Doha, tramite l’inviato Steve Witkoff, le bombe erano già state sganciate. Trump ha voluto subito prendere le distanze precisando che «questa è stata una decisione presa dal primo ministro Netanyahu, non da me». E, pur riconoscendo che "eliminare Hamas è un obiettivo lodevole», ha ammonito che "bombardare unilateralmente l’interno del Qatar, una nazione sovrana e stretto alleato degli Stati Uniti, che sta lavorando duramente e correndo coraggiosamente rischi con noi per mediare la pace, non promuove gli obiettivi di Israele o dell’America», ossia la pace e la restituzione degli ostaggi. Dopo il raid, Trump ha parlato due volte con Bibi e, almeno pubblicamente, ha cercato di dare un tono positivo alla vicenda, assicurando che il premier israeliano vuole una pace rapida e auspicando che "questo sfortunato incidente possa rappresentare un’opportunità" per raggiungerla. Dietro le quinte però il tycoon viene descritto come molto adirato per una mossa che rischia di avere ripercussioni negative su troppi fronti. The Donald è corso ai ripari telefonando anche all’emiro e premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, «ringraziandolo per il suo sostegno e la sua amicizia verso il nostro Paese» e «assicurandogli che una cosa del genere non accadrà più sul loro territorio».

Una 'red linè per Bibi, rafforzata dall’incarico al segretario di Stato Marco Rubio di «finalizzare l’accordo di cooperazione col Qatar in materia di Difesa». Netanyahu e i suoi però non sembrano intimiditi dalla reazione di Trump: fonti della difesa e dell’intelligence israeliane, pur esprimendo scetticismo sul raggiungimento degli obiettivi prefissati con l'attacco contro i leader di Hamas a Doha, hanno sottolineato che, «a prescindere dal risultato (per ora non ci sono conferme della loro eliminazione, ndr), un obiettivo è stato raggiunto, ossia instillare paura nei capi di Hamas e dimostrare loro che non c'è un luogo in cui possano nascondersi».