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Donald Trump il giorno dopo l'attentato torna a caricare i suoi: «Non mi arrenderò mai»

14 Luglio 2024, 21:11

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«Solo Dio ha impedito che l'impensabile accadesse… In questo momento è più importante che mai restare uniti e mostrare il nostro vero carattere di americani, rimanendo forti e determinati e non permettendo al male di vincere. Amo davvero il nostro Paese e amo tutti voi e non vedo l’ora di parlare alla nostra grande nazione questa settimana dal Wisconsin». Neanche il tempo di riprendersi dallo shock della sparatoria al comizio di Butler che Donald Trump torna a caricare i suoi, alla vigilia della convention repubblicana di Milwaukee che giovedì lo incoronerà ufficialmente candidato per la Casa Bianca. «Non mi arrenderò mai», assicura.

Il tycoon non dimentica le altre vittime della sparatoria (un morto e due feriti), ma è lui ad elevarsi come martire politico sperando di capitalizzare elettoralmente l’attentato, come capita di solito a chi viene preso di mira: il caso di Bolsonaro insegna. Eppure paradossalmente è rimasto vittima di un clima di violenza che lui stesso ha contribuito ad istigare e alimentare, dall’attacco al Capitol dei suoi fan poi definiti «patrioti» alle minacce contro giudici e testimoni dei suoi processi, dalla criminalizzazione dei migranti alla derisione dei suoi avversari, a partire dal «corrotto» Joe Biden. Diventando una miccia per tutte quelle pulsioni di odio che covano nella società americana (inclusa la sinistra radicale) e che tra i tanti episodi bui comprende l’assalto a martellate in testa contro il marito della ex speaker Nancy Pelosi.

Il tycoon ha anche ammonito in passato che se non vincerà «sarà un bagno di sangue». E, come per una legge del contrappasso, è rimasto vittima pure del dilagare di quelle armi che continua a difendere come un totem, colpito da un Ar-15, icona del movimento conservatore americano. L’attentatore peraltro indossava una maglietta del popolare canale Youtube pro-armi Demolition Ranch al momento dell’attacco.

Ma The Donald sembra poter sopravvivere a tutto e sicuramente la sua reazione agli spari - pugno alzato e invito a lottare - diventerà un’altra delle sue immagini simbolo, come la foto segnaletica dell’arresto in Giorgia.

Telefonate ed endorsement

L’attentato è stato condannato da destra e da sinistra, con l’ultradestra globale che si è stretta intorno a lui, mentre Elon Musk gli ha dato il suo «pieno endorsement», Biden lo ha chiamato e lo stesso ha fatto il neo premier britannico Keir Starmer. Tutta la sua famiglia lo ha riabbracciato, da Ivanka ("ti amo papà, oggi e sempre") a Melania, che dopo essersi defilata dalla campagna del marito sbarcherà alla convention: «L'attentatore è un mostro che considerava mio marito un macchina politica disumana e ha tentato di rubargli le sue passioni, la sua risata, l'ingegnosità, l’amore per la musica e la capacità di ispirare», ha scritto su X, invitando ad «elevarsi al di sopra del vetriolo e delle idee superficiali che istigano la violenza" e a non dimenticare «che opinioni e giochi politici sono meno potenti dell’amore».

Il tycoon incassa una spinta anche sui social, dove ha ripostato parole di solidarietà e immagini che lo ritraggono come uno «che ha preso un proiettile per questo Paese» o che è stato salvato dal Signore. «E' incredibile che un atto del genere avvenga negli Usa», si è indignato Trump su Truth, ringraziando il Secret Service «per la rapida risposta alla sparatoria».

Ma ora anche nel suo entourage ci si chiede se non ci sia stata qualche falla. Stephen Moore, consigliere senior della sua campagna, nota che «se il proiettile fosse arrivato ad un pollice più in là si sarebbe trattato di un assassinio». E incalza: «Di sicuro Trump ha bisogno di maggiore protezione: ora ci si chiede se al Secret Service fossero completamente preparati».