L'ex re dell'hip hop Sean “Diddy” Combs giudicato colpevole di prostituzione ma assolto dalle accuse più gravi
Il cantante e produttore a questo punto non rischia più l'ergastolo
La giuria ha giudicato l'ex tycoon dell’hip-hop Sean 'Diddy' Combs non colpevole per i due capi d’imputazione di traffico sessuale né per associazione a delinquere. Lo riporta la Cnn. La Corte penale di Manhattanha invece ritenuto colpevole L'imputato di traffico per la prostituzione. A questo punto non rischia l’ergastolo, essendo stato ritenuto non colpevole per le accuse più pesanti.
Durante le sette settimane del processo i dodici giurati hanno ascoltato 34 testimoni e hanno esaminato attentamente migliaia di pagine di trascrizioni di conversazioni telefoniche e messaggi di testo nel tentativo di decidere il destino della star dell’hip-hop. P. Diddy, il cui vero nome è Sean Combs, accusato di aver costretto alcune donne - tra cui la sua fidanzata dal 2007 al 2018, la cantante Cassie, e un’ex fidanzata più recente che ha testimoniato sotto lo pseudonimo di "Jane" - a partecipare a maratone sessuali con altri uomini mentre lui si masturbava o filmava. Lo ha anche accusato di aver creato una rete criminale, da lui guidata, per organizzare queste maratone, note come "freak-off".
"Non sono state assolutamente libere scelte", ha ribadito il pubblico ministero Christy Slavik nella sua arringa finale, specificando che le presunte vittime "erano drogate", "esauste e sofferenti". "Lei (Cassie) è sempre stata libera di andarsene. Ha scelto di restare perché era innamorata di lui e lui era innamorato di lei (…), ama il sesso e le fa bene", ha ribattuto Marc Agnifilo, l’avvocato del rapper.
P. Diddy si è dichiarato non colpevole di queste accuse e ha scelto di non testimoniare, una strategia difensiva comune negli Stati Uniti. I suoi avvocati non devono dimostrare l’innocenza del loro cliente, quanto seminare un ragionevole dubbio tra i membri della giuria. Durante il processo, i suoi avvocati hanno fatto tutto il possibile per screditare i testimoni dell’accusa attraverso aggressivi controinterrogatori e hanno tentato di dimostrare che il loro cliente aveva uno stile di vita "poliamoroso" non punibile penalmente.
Cassie è stata quindi sottoposta a una raffica di domande, volte a farle ammettere di aver partecipato volontariamente a questi atti sessuali con altri uomini. La cantante non ha contestato le accuse, spiegando però di essere sotto l’influenza del fondatore della Bad Boy Records, la cui fortuna è stata stimata in 700 milioni di dollari dalla rivista Forbes nel 2019. Cassie e "Jane" hanno ammesso che le loro rispettive relazioni riguardavano l’amore, ma che erano contemporaneamente sottoposte a minacce alla loro reputazione, alla situazione finanziaria e all’integrità fisica.
"Lui (P. Diddy) era così fuori luogo che non riusciva nemmeno più a vederlo", ha detto un altro pubblico ministero, Maurene Comey, aggiungendo che il rapper si sentiva "intoccabile". "Ma l’imputato non è Dio", ha detto ai giurati, sperando in una condanna.