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"In Mille fuori dall'Azovstal": gli "eroi dell'Ucraina" lasciano sempre più vuoto il loro fortino

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha avvertito che l’uscita dei militari rimasti nell'acciaieria sarà possibile «solo se depongono le armi e si arrendono»

Di Redazione

Un bus dopo l’altro, verso i campi di prigionia nel Donbass controllato dai russi, «gli eroi dell’Ucraina» lasciano sempre più sguarnito il loro fortino, che permetteva a Kiev di rivendicare ancora un pezzo di Mariupol. In meno di 48 ore dall’inizio delle «evacuazioni», dall’acciaieria Azovstal sono usciti 959 soldati, di cui 80 feriti, secondo i conteggi del ministero della Difesa russo. «I miliziani del battaglione nazionalista Azov e le truppe ucraine continuano ad arrendersi», ha annunciato il suo portavoce, il general maggiore Igor Konashenkov. Tra martedì e mercoledì sono stati 694, compresi 29 feriti, dopo l’ondata iniziale che comprendeva i 51 più gravi, tuttora ricoverati all’ospedale di Novoazovsk, nella porzione dell’oblast di Donetsk gestita dai separatisti filorussi. Da una Mariupol devastata, dove le autorità ucraine hanno denunciato anche la distruzione della Sinagoga Vecchia, il loro leader Denis Pushilin ha parlato di oltre mille combattenti ancora nel ventre dalla fabbrica, compresi i comandanti, che saranno probabilmente gli ultimi ad abbandonarla, mentre il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha avvertito che l’uscita dei militari rimasti sarà possibile «solo se depongono le armi e si arrendono». Cifre che combaciano con le stime delle scorse settimane, secondo cui nella fonderia c'erano circa duemila militari, insieme a centinaia di civili ormai tutti fuggiti. 

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Kiev, dal canto suo, non conferma i numeri e continua a lavorare sottotraccia per cercare di ottenere quello scambio di prigionieri senza cui la resa forse inevitabile, dopo oltre dieci settimane d’assedio, finirebbe per sembrare una disfatta. "Ci sono ancora molte persone rimaste ad Azovstal e continuiamo a negoziare per farle uscire da lì», ha dichiarato la viceministra della Difesa Anna Malyar, secondo cui gli appelli a processare per crimini di guerra alcuni dei combattenti evacuati "sono stati fatti molto probabilmente per la propaganda interna della Russia". Intanto, anche il Pentagono offre un tributo alla resistenza dell’acciaieria: «Il presidente Zelensky li ha definiti eroi, e su questo penso che siamo tutti d’accordo», ha detto il portavoce John Kirby. 
 La campagna militare di Vladimir Putin, del resto, ha bisogno di successi da sbandierare. Mentre continuano a filtrate presunte intercettazioni di soldati frustrati ed esausti, all’ottantaquattresimo giorno di guerra il vice capo del Consiglio di sicurezza nazionale di Mosca, Rashid Nuurgaliyev, ha ammesso che non tutto sta andando come previsto. «Nonostante le attuali difficoltà», ha detto, «l'operazione militare speciale» continuerà fino al suo compimento, «e i suoi obiettivi, compresa la demilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina e la difesa delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, saranno completamente raggiunti». Tra gli ostacoli più duri, sottolinea l’intelligence britannica, c'è stata proprio la resistenza di Azovstal, dove, «nel tentativo di avere la meglio, la Russia ha fatto un notevole uso di altro personale», compreso un massiccio «dispiegamento di forze cecene», soprattutto a Mariupol e Lugansk. Anche perché, stimano gli ucraini, i militari di Mosca caduti nell’offensiva sarebbero circa 28.300. 

Mentre i negoziati restano bloccati - a Kiev «manca la volontà» di trattare, ha accusato ancora una volta il Cremlino -, l’offensiva continua serrata sul Donbass, dove la regione di Donetsk è stata colpita da 28 bombardamenti in 24 ore, con 5 civili uccisi a Bakhmut, tra cui un bambino di due anni, e secondo lo Stato maggiore ucraino le truppe nemiche cercano di assumere il pieno controllo di Lyman e Severodonetsk, attaccando da nord. I raid missilistici non si fermano neppure su Dnipro e sulla fascia costiera, dove un nuovo attacco dal mare ha colpito l'oblast di Odessa, «continuando a distruggere le infrastrutture». 
 

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