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Alec Baldwin non riesce a darsi pace: «Basta armi vere nei film»

Di Silvia Lambertucci

«Eravamo una troupe molto ben oliata, poi questa cosa orribile... sul set dovrebbero esserci solo armi di plastica». A pochi giorni dalla tragedia in cui ha perso la vita la direttrice della fotografia Halyna Hutchins ed è rimasto ferito il regista Joel Souza, Alec Baldwin rompe il silenzio sul dramma che ha bruscamente interrotto la lavorazione di Rust, il western di cui l’attore è anche co produttore. Poche frasi, rilasciate ai giornalisti della Fox news. «Non sono autorizzato a fare alcun commento, perché c'è un’indagine in corso», ha premesso ligio alle regole. Poi l'emozione sembra aver avuto il sopravvento, «Halyna era una mia amica», ha ripetuto sottolineando la sua disperazione per quello che è successo.

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«Un evento orribile» che ora dovrebbe portare l'America ad imporre nuove regole sui set, a rendere obbligatorio durante le riprese l’uso di armi e di proiettili di plastica. «Anche se non spetta a me decidere, lo faranno gli esperti». Tant'è, lui che proprio qualche giorno fa è stato in pratica scagionato dalle dichiarazioni a verbale della troupe e dall’ammissione dell’assistente alla regia David Halls (uno che già in passato era stato cacciato da una produzione per un episodio del genere) che alla polizia ha finito per confessare di non aver controllato tutte le pallottole di quella maledetta pistola, non riesce a darci pace.

«Ci sono incidenti sui set di tanto in tanto ma nessuno come questo. Quanti proiettili sono stati sparati in film e tv show negli ultimi 75 anni? E quasi tutti senza incidenti. Ora però dobbiamo capire che quando le cose vanno male, e queste sono cose orribili, catastrofiche, devono essere prese nuove misure», ribadiva ripetendo un suggerimento ai legislatori che è suonato come un appello: "Pistole di plastica, proiettili di plastica, non armi vere sul set».

L'orrore risale al 21 ottobre. Baldwin, come ha spiegato poi a verbale il regista Souza, stava provando una scena, la pistola puntata alla telecamera così come previsto dal copione. In tanti intorno a lui avevano sentito l’urlo dell’assistente alla regia David Halls, che gli dava l’ok a premere il grilletto, quel «cold gun» che significa appunto «pistola scarica». Ha sparato quindi e nel giro di pochi secondi tutti si sono resi conto del dramma che si era consumato: il proiettile partito dall’arma era vero e ha colpito la Hutchins trapassandole il petto . E addirittura ha continuato la sua traiettoria finendo col ferire anche Souza, preso di striscio alla clavicola. La giovane donna si è accasciata al suolo ma era ancora vigile, ha raccontato Souza. Ai soccorritori, arrivati in un lampo, sussurrava di non sentirsi le gambe.

Era già troppo tardi, quando è arrivata in ospedale Halyna Hutchins, direttrice della fotografia che tanti nel settore consideravano una brillante promessa del cinema americano, era già morta. L’ammissione della negligenza da parte dell’assistente alla regia non ha comunque chiuso le indagini. Su quel set, hanno rivelato gli investigatori, che le hanno sequestrate, c'erano tante armi e tante munizioni, alcune anche vere. «Stiamo cercando di capire come munizioni reali siano arrivate sul set», ha sottolineato Adan Mendoza, lo sceriffo della contea di Santa Fe. Mary Carmack-Altwies, la procuratrice della Contea, vuole vederci chiaro: «A questo punto non escludiamo nulla- ha detto in un’intervista al New York Times -tutte le ipotesi, anche accuse penali, sono sul tavolo».
 

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