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Bombe russe sulle stazioni ferroviarie ucraine, Mosca esclude la tregua

Attacchi missilistici hanno colpito cinque stazioni, provocando almeno 5 morti e 18 feriti

Di Cristoforo Spinella

«La Russia al momento non ritiene il cessate il fuoco un’opzione possibile». All’inizio del terzo mese di guerra, Mosca prosegue senza sosta la sua offensiva in Ucraina ed esclude una tregua fino al raggiungimento dei suoi obiettivi militari, dal Donbass all’intera fascia meridionale. I raid sono continuati senza sosta su città e infrastrutture strategiche, aggravando il bilancio di migliaia di vittime civili denunciato da Kiev. 

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Le bombe russe si sono concentrate oggi sulla rete ferroviaria. Attacchi missilistici hanno colpito cinque stazioni nell’Ucraina occidentale e centrale, provocando almeno 5 morti e 18 feriti. «I russi stanno provando a colpire le infrastrutture critiche», hanno accusato le autorità della regione centrale di Vinnytsia, spiegando che i treni previsti sono stati «cancellati o deviati». Mosca ha confermato i raid, rivendicando la distruzione di 6 linee ferroviarie e affermando che si trattava di obiettivi militari, perché «veicoli stranieri venivano trasportati» lungo le direttrici colpite. 

Il martellamento prosegue anche sul Donbass e nella regione di Kharkiv, dove raid sul villaggio di Bezruky hanno provocato altre tre vittime tra la popolazione. Continua anche il dramma dei circa mille civili intrappolati nell’acciaieria assediata Azovstal a Mariupol, quasi tutti donne e bambini, bloccati con scorte di cibo e acqua ancora solo per 48 ore, insieme ai duemila combattenti del reggimento Azov e ai marines ucraini. «I corridoi umanitari si aprono in base agli accordi delle due parti. Il corridoio, annunciato unilateralmente, non fornisce sicurezza e quindi, di fatto, non è un corridoio umanitario», ha spiegato la vicepremier di Kiev, Iryna Vereschuk, replicando alle aperture di passaggi sicuri per le evacuazioni promesse dai russi. 

Ma le truppe di Kiev, «galvanizzate anche dal sostegno della comunità internazionale», continuano a resistere, secondo l'intelligence di Londra. «La nostra stima - ha affermato il ministro della Difesa britannico Ben Wallace - è che siano circa 15.000 gli effettivi russi uccisi» finora, mentre 2.000 veicoli blindati di Mosca sarebbero andati distrutti e 60 elicotteri o aerei perduti. L’esercito di Vladimir Putin, stando alle stime del governo di Boris Johnson, avrebbe di fatto perso «oltre il 25%» delle forze operative di 120 battaglioni tattici, con cui aveva iniziato l’invasione. 
 Intanto, cresce l’allarme per l’apertura di un nuovo fronte dalla Transnistria. La regione separatista filorussa della Moldavia, che i comandi militari di Mosca hanno esplicitamente dichiarato come obiettivo da mettere al sicuro attraverso la conquista di tutta la fascia costiera dell’Ucraina, è stata attaccata secondo le autorità locali con «colpi di lanciagranate portatili anticarro» sparati contro l’edificio che ospita il ministero per la Sicurezza statale nell’autoproclamata capitale Tiraspol. Un attacco che non ha provocato vittime né feriti, probabilmente anche perché l’edificio era semivuoto per le festività della Pasqua ortodossa, e al momento senza rivendicazioni. Ma eventuali accuse di «provocazioni» ucraine, già più volte evocate dai russi, potrebbero accendere ulteriori tensioni a Odessa, distante solo poche decine di chilometri, ancora sotto shock per il raid missilistico di sabato. 

 E nel frattempo da Mosca piovono ancora accuse a Kiev di contrattacchi sulla regione frontaliera di Belgorod, sempre senza vittime, mentre un incendio di origine ancora ignota è divampato in un deposito di carburante a Bryansk, non lontano dalla frontiera con l’Ucraina, dove le autorità hanno esteso lo stato d’allerta fino al 10 maggio.
 

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