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Il cancelliere austriaco a Putin: "La guerra deve cessare"

"Crimini di guerra e sanzioni, ma il dialogo deve continuare"

Di Alberto Zanconato

 «Questa guerra deve cessare, perché in guerra ci sono solo sconfitti da entrambe le parti». Questo il messaggio più importante portato a Vladimir Putin dal cancelliere austriaco Karl Nehammer, primo leader di un Paese occidentale - membro della Ue ma non della Nato - a recarsi a Mosca dall’inizio dell’offensiva russa. «Non una visita amichevole» ma un incontro «molto difficile, molto duro, molto franco», al termine del quale Nehammer ha tuttavia ribadito "l'importanza di un confronto diretto» con il capo del Cremlino, che a suo giudizio «ha ancora fiducia nel processo di Istanbul, negli sforzi diplomatici e nei colloqui in Turchia». 

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 Nessuna stretta di mano ha suggellato il colloquio, nessuna foto dei due leader, nessun incontro congiunto con i giornalisti. Condizioni poste dalla parte austriaca, presumibilmente per la preoccupazione che tali immagini potessero essere sfruttate dalla propaganda russa. E quindi potessero creare irritazione tra i Paesi della Ue più convinti sostenitori della linea intransigente verso Mosca, come la Polonia e i Baltici. Anche a loro Nehammer ha pensato assicurando di avere tenuto una linea dura con il capo del Cremlino, in particolare sui «crimini di guerra» e la responsabilità della Russia nella tragedia in atto, affermando che la guerra e l’occupazione dell’Ucraina «non saranno mai accettate».

Il cancelliere ha inoltre accusato Mosca di preparare nell’est del Paese «un attacco brutale e massiccio», mentre sulle sanzioni Nehammer ha affermato che «resteranno in vigore e saranno ulteriormente inasprite finché in Ucraina le persone continueranno a morire». 
 Il faccia a faccia si è svolto nella tenuta presidenziale di Novo-Ogaryovo, una trentina di chilometri a ovest di Mosca. Il Cremlino, che non ha fornito alcun resoconto del colloquio, aveva detto che probabilmente si sarebbe discusso anche di gas, visto l’interesse per l’argomento di un Paese come l’Austria, uno dei più esposti nella Ue alla dipendenza da Mosca. Non è un mistero, del resto, che proprio Vienna, insieme a Berlino, che ha appoggiato l’iniziativa di Nehammer, abbia finora posto le più forti resistenze ad includere le esportazioni russe nelle sanzioni. 


 Qualcuno si chiede se l’accenno di Nehammer all’eventuale inasprimento delle misure punitive possa essere letto come una disponibilità a non imporne di nuove in cambio di un serio impegno negoziale di Mosca. Nessuna decisione su un embargo del petrolio russo è stata del resto ancora raggiunta, per non parlare appunto del gas, come ha sottolineato l’Alto rappresentate per la politica estera Ue, Josep Borrell. Quello su cui gli europei, compresa la Germania, sembrano d’accordo sono gli aiuti militari a Kiev. «L'Ucraina ha bisogno di altro materiale militare, innanzitutto di armi pesanti», ha detto la ministra degli Esteri di Berlino, Annalena Baerbock. «Sistemi di difesa aerea, aerei, carri armati, altri veicoli corazzati e sistemi di artiglieria» è anche quello che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto alla Corea del Sud in un video intervento al Parlamento di Seul. 
 Quanto alle reali possibilità di una soluzione negoziata del conflitto, allo stato attuale lo stesso Nehammer ha espresso dubbi, sottolineando che Putin «diffida della comunità internazionale e del diritto internazionale».

A confermarlo è stato anche il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, quando ha ribadito che per Mosca lo scontro con l’Occidente ha una dimensione geopolitica che va oltre la guerra in Ucraina perché quella che la Russia chiama «operazione militare speciale» ha lo scopo di «mettere fine all’espansione senza limiti degli Usa e degli altri Paesi occidentali verso la totale dominazione» del mondo.

Parole a cui ha fatto eco la Cina rispondendo alle accuse del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, secondo cui Pechino pone «una sfida sistemica» alla sicurezza nazionale delle «democrazie». L’Alleanza atlantica deve «astenersi dal tentativo di destabilizzare l’Asia o il mondo in generale» e deve abbandonare «il suo approccio conflittuale», ha avvertito il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian.  
 

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