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Il generale siciliano che fermò la missione di spionaggio russa

Luciano Portolano, agrigentino, nel marzo del 2020 si oppose fermamente alla richiesta dei militari russi di entrare negli edifici pubblici del Paese per "sanificare": «Voi al massimo entrate negli ospedali e nelle Rsa». I retroscena del Corriere della Sera

Di Fabio Russello

E’ un generale siciliano di Agrigento, Luciano Portolano, l’uomo che, secondo la ricostruzione degli ultimi giorni pubblicata sul Corriere della Sera, potrebbe avere fermato la maxi operazione di spionaggio russa “camuffata” per spedizione di soccorso del marzo del 2020 quando l’Italia era in ginocchio per via della prima e letale ondata di Covid.

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Portolano, all’epoca era alla guida del Comando operativo di vertice interforze ed è in questa qualità che partecipa ad un incontro riservato – era il 22 marzo del 2020 - con i militari russi giunti in Italia con tredici Iliushin e 104 persone (72 delle quali militari e solo 32 medici). La missione fu chiamata Dalla Russia con Amore e fu Palazzo Chigi, allora guidato da Giuseppe Conte, ad organizzare la riunione con la delegazione militare russa che propose di «sanificare l’intero territorio italiano» sulla base di «accordo politico di altissimo livello».

Luciano Portolano, generale che ha alle spalle una lunga esperienza sul campo in Libano, in Iraq, in Afghanistan e Kosovo, ha abbastanza “pelo sullo stamaco” per intuire che qualcosa non quadrava. Con lui al vertice c’erano anche i due componenti del Cts Agostino Miozzo e Fabio. I russi insistevano ma da Portolano arrivo un rifiuto netto anche perché i russi volevano libero accesso pure negli edifici pubblici: «Voi potete entrate solo negli ospedali e nelle Rsa, negli edifici pubblici non se ne parla nemmeno». Fu a quel punto, secondo la ricostruzione del Corsera, che il generale Sergey Kikot, vice comandante del reparto di difesa chimica, radiologica, biologica dell’Esercito russo, si inalbera: ««Siamo qui sulla base di un accordo politico di altissimo livello. Dunque possiamo fare qualsiasi cosa per aiutarvi».

Kikot infatti disse agli italiani, che si guardavano piuttosto perplessi, che erano lì per «sanificare l’intero territorio italiano entrando anche negli uffici pubblici e in tutte le sedi a rischio».

La vicenda è emersa dopo le dichiarazioni di Alexei Vladimorovic Paramonov, ex console russo a Milano, ed attuale direttore del dipartimento europeo del ministero degli Esteri di Mosca che ha minacciato «conseguenze irreversibili» se il nostro Paese aderirà al nuovo piano di sanzioni contro Mosca decise dopo l’invasione dell’Ucraina. Un incontro che, secondo il racconto del Corriere della Sera, era stato preceduto da una telefonata tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il leader russo Vladimir Putin.

Il 22 marzo del 2020 all’aeroporto militare di Pratica di Mare, atterrarono tredici quadrireattori Ilyushin e 104 persone, solo 28 dei quali medici e altri quattro infermieri. Tutti gli altri erano militari, tra cui oltre a Kikot anche Natalia Y. Pshenichnaya, vicedirettrice dell’Istituto centrale di ricerche epidemiologiche e Aleksandr V. Semenov, dell’Istituto Pasteur di San Pietroburgo. Miozzo sul Corriere ricorda bene quella riunione: «L’esordio di Kikot fu particolarmente intrusivo, ruvido. Parlava come se dovessero bonificare Chernobyl dopo l’esplosione nucleare. Ci disse che gli accordi di alto livello prevedevano sanificazioni su tutto il territorio e disse che loro intendevano sanificare tutti gli edifici, compresi quelli pubblici. Noi decidemmo di interrompere i colloqui. Con Portolano decidemmo di non cedere e alla fine di quel pomeriggio comunicammo la nostra posizione. In seguito ci fu confermato che avevano sanificato molte strade».

Il resto è ancora coperto dal mistero. Alcuni giornali americani rivelarono che i russi, grazie a quella missione italiana avevano elaborato il Dna di un cittadino russo risultato positivo in Italia per le ricerche sullo Sputnik, il vaccino anti covid russo mai autorizzato dalle autorità sanitarie occidentali e dall’efficacia ancora. E la collaborazione tra l’ospedale Spallanzani proprio per la sperimentazione dello Sputnik, nonostante la mancata approvazione del vaccino russo da parte dell’Ema è stata interrotta solo da pochi giorni.

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