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Il Papa da Malta su soluzione guerra: «L'unica strada è il disarmo»

Il sommo Pontefice non esclude frattanto un viaggio a Kiev e citando Li Pira parla di "infantilismo dell'umanità"

Di Redazione

In Ucraina infuria la battaglia e tra chi insiste sulla necessità di una pace immediata c'è il Papa che da Malta, dove è arrivato stamattina per il suo 36esimo viaggio apostolico, fa capire di star pensando davvero all’ipotesi di andare a Kiev, raccogliendo l’invito degli ucraini. «Se l’ipotesi esiste? Sì è sul tavolo» risponde ai cronisti durante il volo. Ma poi rincara la dose e invoca «una misura umana davanti all’aggressività infantile e distruttiva che ci minaccia, di fronte al rischio di una guerra fredda allargata che può soffocare la vita di interi popoli e generazioni». Quindi, cita Giorgio La Pira, che parlava di "infantilismo dell’umanità".

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«Quell'infantilismo purtroppo non è sparito - osserva - e riemerge prepotentemente nelle seduzioni dell’autocrazia, dei nuovi imperialismi, nell’aggressività diffusa, nell’incapacità di gettare ponti e di partire dai più poveri». Invita tutti «nella notte della guerra che è calata sull'umanità» a non far «svanire il sogno della pace» e punta il dito contro «qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti» che «provoca e fomenta conflitti». «Pensavamo che invasioni di altri Paesi, brutali combattimenti e minacce atomiche fossero ricordi oscuri di un passato lontano - prosegue Francesco - ma il vento gelido della guerra, che porta solo morte, distruzione e odio, si è abbattuto con prepotenza sulla vita di tanti e sulle giornate di tutti». Ma se si vuol tornare a parlare davvero di pace, insiste il Pontefice, non c'è che una strada: quella del "disarmo" perché l’attuale guerra in Ucraina è stata «preparata da tempo con grandi investimenti e commerci di armi». 

In attesa che gli appelli alla pace vengano recepiti da chi ha il potere di far cessare la guerra, gli scontri continuano. Il ministero della Difesa russo rivendica la distruzione delle piste d’atterraggio militari a Poltava e Dnipro, l’abbattimento di «due elicotteri ucraini Mi-24 vicino alla città di Sumy», di "381 droni ucraini, 1.882 carri armati e 203 sistemi di lancio multiplo di razzi dal 24 febbraio». Oltre all’eliminazione di "786 cannoni e mortai di artiglieria da campo». Secondo un conteggio delle forze armate di Kiev riportato da Ukrainska Prava, invece, dall’inizio del conflitto, sarebbero stati uccisi "17.800 militari russi», catturati «un migliaio di soldati» e sarebbero stati abbattuti «143 aerei, 134 elicotteri e 631 carri armati». Sempre secondo lo Stato maggiore di Kiev, poi, i russi avrebbero cominciato «a mobilitare unità in Transnistria», al fine «di condurre provocazioni e svolgere azioni dimostrative al confine con l’Ucraina». Mentre nella centrale nucleare di Chernobyl sarebbe stata issata «di nuovo la bandiera dell’Ucraina al suono dell’inno nazionale». 

Il presidente Zelensky, dopo aver ribadito che non rinuncerà mai ad alcun territorio ucraino, torna a dire, contrariamente a quanto dichiarato nei giorni scorsi, che «non ammettere l’ Ucraina nella Nato è un errore» perché Kiev renderebbe l'Alleanza «molto più forte». «Non siamo uno Stato debole. Non stiamo proponendo di renderci più forti a spese della Nato. Non saremmo un’aggiunta, ma una locomotiva», assicura nella sua intervista a Fox news nella quale aveva già detto che non avrebbe accettato «nessun altro risultato se non la vittoria». La guerra, intanto, continua a presentare il suo conto all’Italia. Secondo uno studio di Confindustria, la stima di crescita del Pil 2022 viene tagliata a un +1,9%, mentre «ad ottobre tutti parlavano di un +4%». Ma non basta. Per colpa dei prezzi dell’energia andati alle stelle, anche per la crisi ucraina, gli aumenti sulle bollette sono di «5,7 miliardi su base mensile» e di «68 miliardi su base annua». Un impatto definito «insostenibile» dal leader di Confindustria Carlo Bonomi che invita il governo italiano a fare molto di più per le aziende che altrimenti rischiano di chiudere. Più ottimista, il Commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni che, nonostante le difficoltà anche per «mettere un tetto al prezzo del gas», considera comunque «molto importante che la risposta» a queste criticità, «sia una risposta europea comune». 
 

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