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In Ucraina, dopo 11esima notte di guerra, evacuazioni difficili "Ora i russi mirano a centrale idroelettrica di Kaniv"

In uno scenario che contra già oltre 11 soldati russi uccisi dall'inizio del conflitto, la diplomazia cerca di adoperarsi per la fine del conflitto. Biden parla con Zelensky e il premier israeliano Bennet vola a sorpresa a Mosca

Di Redazione

L’undicesima notte di guerra in Ucraina ha visto una breve pausa nei bombardamenti mentre aumenta la pressione russa sui civili in fuga. La diplomazia, intanto, fallita la tregua dichiarata ieri da Mosca, intensifica gli sforzi per far cessare le ostilità il prima possibile in attesa del terzo round di negoziati e del Consiglio di sicurezza Onu di domani. 

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I media ucraini hanno riferito nelle ultime ore di spari contro i civili ed evacuazioni difficili a Bucha e Gostomel. Almeno tre persone sarebbero state uccise, tra queste una volontaria che aveva appena consegnato cibo per gli sfollati. E lo stato maggiore ucraino, citato dai media internazionali, informa che oltre 11 mila soldati russi sono stati uccisi in Ucraina dall’inizio dell’invasione russa, lo scorso 24 febbraio.

 

 

Le forze armate ucraine lanciano intanto un allarme sulla diga che serve la centrale idroelettrica di Kaniv, di cui i russi, dicono, vorrebbero assumere il controllo. Il sindaco di Mariupol parla di «situazione disperata» in città, dove mancano da giorni elettricità, acqua, riscaldamento ed è difficile reperire forniture mediche e altri beni essenziali. Il sindaco annuncia anche annuncia l’inizio imminente dell’evecuazione di civili, a partire dalle 10 GMT, le 11 in Italia. 

E in questo lo sfondo si sta mettendo in atto la nuova offensiva diplomatica avviata ieri a sorpresa dal premier israeliano Naftali Bennet che ieri, dopo le durissime parole di Putin che ha paragonato le sanzioni a una dichiarazione di guerra, ha violato lo Shabbat per volare a Mosca. Tre ore di colloquio nella prima visita di un leader straniero al Cremlino dopo l’attacco a Kiev dopo una breve consultazione con Germania, Francia e Stati Uniti; poi una telefonata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e a Macron, e un altro volo diretto stavolta a Berlino. Dopo un incontro con il cancelliere tedesco Olaf Scholz il portavoce del governo tedesco afferma: «L'obiettivo comune resta quello di mettere fine alla guerra il prima possibile. Lavoreremo per questo». 

Intanto il presidente degli Stati Uniti Joe Biden parla con Zelensky, assicurando sicurezza, assistenza finanziaria e sanzioni alla Russia, poco dopo il videocollegamento del presidente ucraino con 300 senatori statunitensi ai quali aveva invocato no-fly zone e missili per fronteggiare l’invasione russa. Biden su questo non si esprime, elogiando invece le iniziative private volte a isolare la Russia, come la decisione di Visa e Mastercard di sospendere le operazioni nel Paese. Il segretario di Stato Antony Blinken, ieri in Polonia e Moldavia, sottolinea come «in tutti gli angoli del mondo, inclusa la Russia, la gente chiede la fine del brutale attacco della Russia all’Ucraina». Secondo la stampa Usa pressioni sarebbero in corso per condurre anche Venezuela e India a prendere le distanze dal Cremlino.

 

 

 
 Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha detto al segretario di Stato americano Antony Blinken che la Cina si oppone a ogni mossa che «getti benzina sul fuoco» in Ucraina e ha chiesto negoziati per risolvere la crisi e trattative per creare «un equilibrato meccanismo di sicurezza» europeo. Zelensky torna intanto a chiamare alle armi la popolazione, e i volontari civili arruolati dall’inizio del conflitto sono ormai oltre 100 mila. La Shell, criticata dal ministro degli Esteri ucraino per aver acquistato petrolio russo a basso costo, ha replicato assicurando donerà i profitti del recente acquisto di petrolio greggio russo a un fondo per aiutare i rifugiati ucraini. Il fondo monetario mette, infine, in guardia contro un eventuale allargamento del conflitto in Ucraina che - dice - "avrebbe conseguenze ancora più devastanti» per l’economia mondiale che già sconta «serie conseguenze» della guerra in atto. 

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