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Mattarella: "L'aggressione russa un abisso di disumanità"

"Immagini che pensavamo aver consegnato per sempre all’archivio degli orrori non ripetibili nel nostro continente"

Di Redazione

Procida si rifà il look e butta il petto in fuori per il via alla kermesse culturale che la incorona capitale della cultura, in uno dei giorni più importanti della sua storia recente. A rendere omaggio all’isola di Arturo arriva il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il Presidente si ferma a parlare con i bambini, assaggia le specialità del posto, una limonata e un dolce offertogli da una signora del posto, ma quando prende la parola all’interno dell’ex monastero di Terra Murata il suo pensiero va anche alla guerra in corso. E usa parole tanto forti da farle entrare d’autorità al centro del suo intervento.

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Senza giri di parole, come nel suo stile. «L'aggressione compiuta contro l’Ucraina, contro la libertà e la stessa vita dei suoi cittadini, da parte del governo della Federazione Russa - sottolinea - costituisce una ferita che colpisce la coscienza di ciascuno e la responsabilità degli Stati». Per questo - è la convinzione del Presidente - anche l’energia della cultura deve soccorrerci per fermare la guerra. Costruire la pace è un impegno che richiama i valori più profondi, a partire dal diritto di ciascuno a vivere in libertà, a scegliere il proprio destino». 


 Il Presidente richiama le «immagini che pensavamo aver consegnato per sempre all’archivio degli orrori non ripetibili nel nostro continente». E ricorda al Paese «i giorni terribili che viviamo». Giorni fatti «di altro sangue innocente, altre vite spezzate, altri crimini spietati che si stanno sviluppando e nuovamente stanno popolando gli abissi della disumanità». Per il Presidente la partita è di quelle epocali. «E' in gioco il destino dell’intera Europa - ha sottolineato - che si trova a un bivio tra una regressione della sua storia e la sua capacità di sopravvivere ai mali del proprio passato, e di superarli definitivamente». Ecco perché temi come la letteratura, la musica e le arti costituiscono per Mattarella «una rete e una ricchezza comuni che non devono essere smarrite». Un appello in piena regola per far sì che la cultura sia volano e sinonimo di pace. Quella cultura che per il Presidente «è motore di crescita e spinta all’apertura». 


 Il richiamo di Mattarella alla cultura come volàno di pace è il sigillo ideale alla prima giornata di Procida Capitale italiana della Cultura 2022. Ma il sipario della manifestazione di fatto era stato alzato già qualche ora prima con il primo dei cinque spettacoli in programma oggi andato in scena a Calata Porta di Massa, nell’area portuale di Napoli. Qui la pianista Renata Benvegnù ha eseguito vari generi musicali: dalla musica leggera al jazz, dalle colonne sonore del grande cinema alla musica contemporanea suonando un pianoforte sospeso per aria, a tre metri da terra. A seguire gli altri quattro show del giorno inaugurale, tutti sull'isola, con oltre 200 performer impegnati. Primo atto di una manifestazione che da qui alla fine dell’anno prevede 44 progetti culturali (di cui 34 originali) e 150 eventi in cartellone con 350 artisti provenienti da 45 Paesi differenti del mondo.

Sprizza soddisfazione il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini: «Per la prima volta non vince una città capoluogo ma una piccola comunità, è un’isola a vincere, un’isola che ha dimostrato una cosa molto semplice. La bellezza di Procida è fuori e dentro». Mentre il governatore campano De Luca ricorda l’impegno economico della Regione Campania per circa 15 milioni e si fa strappare un impegno per il restauro del fatiscente Palazzo d’Avalos. «È una giornata importante per la Campania e per l’Italia - ricorda -. Abbiamo deciso due anni fa di tentare questa avventura e oggi Procida è capitale della cultura italiana 2022». Ricorda i suoi trascorsi procidani anche il Presidente della Camera Roberto Fico: «Ho un rapporto molto intenso con Procida, da sempre, da quando venivo qui con i miei genitori. È stata sempre la mia isola, è un pò l’isola dell’anima». Mentre il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi invita a non considerare più Procida come la sorella minore tra le isole. Un assist facile da schiacciare per il sindaco di Procida Dino Ambrosino: «Basta darci della Cenerentola, ora Procida è diventata una regina». 
 

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