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Morta con il bimbo la donna incinta fotografata dopo bombardamento ospedale

La foto dei suoi soccorsi era diventata virale su web. Purtroppo aveva riportato ferite troppo gravi

Di Redazione

Non era un’attrice, non era una fake news, come i russi avevano tentato di far credere quando la foto della donna incinta sporca di sangue e portata via in barella dalle macerie dell’ospedale pediatrico di Mariupol appena bombardato aveva fatto il giro del mondo. Quella donna, di cui non si sa il nome, è morta insieme al suo bimbo mai nato. 

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Troppo gravi le fratture al bacino e la disintegrazione dell’anca, nonostante i soccorsi immediati e l’intervento dei medici dell’ospedale nei sobborghi di Mariupol dove era stata ricoverata dopo l’attacco. Il bimbo è stato portato alla luce con un taglio cesareo ma non dava segni di vita, ha raccontato all’Associated Press Timur Marin, il chirurgo che l’ha operata. "Ora uccidete me», ha avuto la forza di dire ai medici la donna quando ha capito che per il piccolo non c'era nulla da fare. Poi è spirata. «Oltre 30 minuti di manovre di rianimazione non hanno dato risultati», ha detto ancora Marin. «Sono morti entrambi». 

Contro la foto icona della barbarie dell’attacco all’Ucraina si era scagliato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov sostenendo che era tutto falso, che nell’edificio non c'erano più né personale né donne incinte e che in realtà il luogo «era usato come base del battaglione Azov» (uno dei reparti militari nazionalisti dell’esercito ucraino, ndr). L’ambasciata russa in Gran Bretagna si era spinta anche oltre. E sul suo profilo Twitter aveva scritto, in un post poi rimosso dal social, che la "beauty blogger Mariana Vishegirskaya ha interpretato i ruoli di entrambe le donne incinte nelle foto», riferendosi anche a un altro scatto che ritraeva in effetti la blogger, ma che più vera non poteva essere: Marianna, anche lei incinta (davvero), con il viso insanguinato in fuga dall’ospedale bombardato. A lei però è andata bene e tre giorni fa, ancora con lo stesso pigiama a pois addosso, ha partorito una bambina, Veronica. In un eccesso di zelo l’ambasciata di Mosca a Londra aveva anche tenuto a precisare che gli scatti erano del fotografo «propagandista" Evgeniy Maloletka e non di soccorritori e testimoni. Era intervenuto anche il ministero della Difesa, definendo l’attacco all’ospedale una «messinscena provocatoria» degli ucraini. Meglio, nella guerra della disinformazia, sarebbe stato parlare di effetti collaterali. 

Nel caos successivo all’attacco, l’ospedale che l’ha accolta non ha avuto neanche il tempo di registrare il nome della donna. Ma suo marito e suo padre, anche grazie a quella foto, hanno potuto recuperare il corpo. Almeno, hanno commentato amaramente i medici, non è finita in una delle fosse comuni scavate per seppellire molti degli oltre 2.500 morti di Mariupol, città martire. 

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