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Roberto De Zerbi e Paolo Bianco bloccati in Ucraina: «Siamo stati svegliati dalle bombe»

L'ex allenatore e l'ex calciatore del Catania oggi lavorano con la Shaktar Donetsk: «Non siamo eroi, qui per non abbandonare il club». Ma il campionato ora è stato sospeso

Di Giovanni Finocchiaro

«Ci siamo svegliati l'altra notte sotto le bombe, adesso siamo nei sotterranei dell'albergo, al centro di Kiev. Hanno sospeso il campionato da poche ore, prima che scoppiasse il caos».

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Roberto De Zerbi, allenatore dello Shakhtar Donetsk è stato uno dei protagonisti della promozione in Serie A del Catania, nel 2006. Al Massimino lo chiamavano “Robertino fantasia” perché - ultimo tra i numeri 10 vecchio stampo - da calciatore era in tempi non sospetti già una sorta di tecnico in campo. Distribuiva palloni e proponeva spettacolo. E non era mai contento delle sue prestazioni. Alle 2 di notte, dopo che i rossazzurri vincevano correndo ad ampie falcate verso la Serie A, telefonava spiegando la partita. Cominciava dai difetti anche quando “puniva” il “suo” Brescia con una doppietta su punizione.

E' fatto così, De Zerbi. Domenica la sua squadra aveva ultimato il ritiro invernale in Turchia e Roberto è voluto rientrare a Kiev nonostante i pericoli che erano già all’orizzonte: «Non siamo eroi, non dipingeteci in questo modo, per carità. Siamo solo uomini di sport. Non potevo girare le spalle al mio staff e alla squadra. Ho 13 ragazzi brasiliani in organico che erano già rientrati, ho uno staff (con undici italiani, ndr) che dipende da me. Non potevo scappare via, devo stare al fianco della mia società (che ha esposto la bandiera sociale con orgoglio e senso di appartenenza, ndr). Ora visto che il campionato è stato sospeso, spero che l'Ambasciata italiana in qualche modo ci faccia rientrare. I nostri cari, i nostri figli ci chiedono di tornare, ma per adesso non possiamo muoverci. Dico a tutti di stare calmi, qualcosa avverrà. Stiamo vivendo una giornata da incubo. Una brutta giornata, ma siamo qui asserragliati sperando di rimanere costantemente al sicuro».

Nessun atto di eroismo, ma De Zerbi è un uomo di principio. Lo era in campo, lo è da allenatore e anche nel periodo in cui è diventato uno dei migliori in Italia, non ha cambiato modo di essere. Quando affrontò in Coppa Italia il Catania, alla guida del Sassuolo dei miracoli, accolse cronisti e sostenitori con un affetto e con una riconoscenza evidente: «A Catania ho vissuto un solo anno, ma è stato un sogno. La città ha riconquistato la Serie A - ci ribadì anche quella sera, il 5 dicembre del 2018 - e io ho vissuto un sogno bellissimo, circondato da decine di migliaia di tifosi che mi hanno dato forza ed entusiasmo». Gli stessi tifosi che adesso, a distanza, sui social, lo invitano a non mollare.
Aeroporto chiuso, carburante introvabile, le code di 50 km al confine con la Polonia. Impossibile muoversi. De Zerbi è in compagnia, fra l'altro, di altri due ex calciatori transitati dal Catania del recente passato che fanno parte del suo gruppo di lavoro: il collaboratore tecnico Paolo Bianco, dal 2004 al 2006 in rossazzurro (anche lui promosso in A) e il vice allenatore Davide Possanzini che indossò la maglia del Catania in B nel 2002-3, facendo un passaggio fugace nel Palermo (2005). 
Paolo Bianco, che ha allenato pure Siracusa e Sicula Leonzio, ha messaggiato con il nostro giornale anche grazie alla mediazione di Giuseppe Sapienza, siciliano fino al midollo, oggi portavoce del tecnico dello Shakhtar che è rimasto bloccato a Milano e ovviamente non può raggiungere Kiev: «La situazione è molto critica, noi qui siamo al sicuro dicono - ci ha confermato Paolo Bianco - Con calciatori e famiglie degli stranieri ci hanno portati al primo piano sotto terra per metterci al sicuro. Speriamo che si risolva presto, ci siamo trovati in una situazione al limite del credibile. Abbiamo ricevuto tanti messaggi anche da Catania da Siracusa. Speriamo di tornare prestissimo».

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