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Santa Claus sfida Sara Palin per un seggio al Congresso

Di Redazione

Santa Claus sfida Sara Palin per un seggio al Congresso. Il rivale della governatrice dell’Alaska è solo uno della cinquantina di candidati per un posto alla Camera dei Rappresentanti, ma è quello il cui nome fa già ombra alla Palin, nota ai più per esser stata nel 2008 la numero due del senatore repubblicano John McCain durante la corsa presidenziale contro Barack Obama e Joe Biden. 

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Claus corre come indipendente ma il suo cuore batte a sinistra. Santa Claus è il suo nome all’anagrafe e la sua residenza legale è North Pole, vicino a Faibanks, una cittadina di 2000 anime nota per le decorazioni natalizie tutto l’anno. Con il leggendario guidatore della slitta con le renne, ha in comune la barba bianca. Nel 2015 è riuscito a strappare un seggio in Consiglio Comunale pur essendo, come spiega lui, «un bastione di blu in un consesso rosso come il naso della renna Rudolph».

Ora è in gara per il posto del deputato repubblicano Don Young, morto in marzo a 88 anni dopo 49 anni a Washington. Le primarie sono l’11 giugno, le elezioni generali in agosto e, se eletto, Santa pensa di servire solo pochi mesi, fino alla scadenza del mandato in novembre: «Sono troppo vecchio per ripresentarmi». 

Il Santa Claus in carne e ossa è un «berniano» di ferro. «Mutua gratis per tutti, giustizia razziale, controllo sulle corporation», sono i punti della piattaforma, più un sistema elettorale che permetta di esprimere più preferenze, cosa che, spiega, gli ha permesso finora di avanzare in politica grazie alla riconoscibilità del nome. 

Claus, però, non si è sempre chiamato così: 74 anni fa i genitori lo registrarono all’anagrafe del Distretto di Columbia come Thomas O'Connor, e come Tom O'Connor Claus si è fatto strada nella vita dopo la laurea e il dottorato a NYU. Nel 2005 l'illuminazione: abitava a Lake Tahoe in Nevada e non riusciva a capire quale fosse la sua strada dopo aver lavorato nella polizia di New York e visto tanti bambini e ragazzi abbandonati "cadere tra le pieghe del 'foster carè (l'affido familiare)». Aveva già la barba bianca e stava pregando quando un passante gli gridò dall’auto: «Santa, ti amo». Il giorno dopo Tom era all’anagrafe per il cambio di nome.
 

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