Notizie locali
Pubblicità

Mondo

Stragi senza fine in Ucraina, a Bucha 360 vittime

"I russi torturano anche i giornalisti". Nuovi raid sul Donbass

Di Redazione

 Mariupol e Bucha, Irpin e Borodyanka, Kramatorsk e Makariv. La lista dei massacri nell’Ucraina dilaniata da 45 giorni di guerra non smette di allungarsi e sconvolgere il mondo. Nuove prove di eccidi e torture continuano a emergere nelle città da cui i russi si sono ritirati. A Bucha, il sobborgo nordoccidentale di Kiev diventato il simbolo della barbarie degli invasori, le autorità locali hanno recuperato negli ultimi due giorni altri 40 corpi, aggiornando il bilancio delle vittime civili ad almeno 360, compresi 10 bambini. Orrori che spuntano tra le macerie della cittadina in cui le truppe di Mosca hanno creato una camera delle torture dove, secondo i sopravvissuti, «c'era il quartier generale di Kadyrov», il leader ceceno fedelissimo del presidente Vladimir Putin. Lì, ha riferito sulla base delle loro testimonianze la commissaria per i diritti umani del Parlamento ucraino Lyudmyla Denisova, hanno sparato in faccia alle persone, bruciato i loro occhi, tagliato parti del corpo e torturato a morte adulti e bambini. Atrocità destinate a lasciare tracce indelebili, come quelle consumate a Makariv, dove si contano almeno 133 vittime. «Non riesco più a piangere», ha commentato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, confessando di provare «odio verso i soldati russi" responsabili. 

Pubblicità


 Non ci sono però solo denunce di abusi indiscriminati. Gli attacchi mirati riguarderebbero in particolare i reporter che possono fornire dettagli sul dispositivo militare russo. «Stanno uccidendo e torturando membri della stampa», ha denunciato ancora Denisova, riferendo nuovi dettagli sulle circostanze della morte del regista lituano Mantas Kvedaravicius a Mariupol. "E' stato fatto prigioniero dai razzisti, che poi gli hanno sparato. Gli occupanti - ha accusato - hanno gettato il corpo del regista in strada. La moglie, rischiando la propria vita, ha portato il suo corpo fuori dalla città bloccata e poi in Lituania». La commissaria di Kiev ha poi citato il caso del reporter, scrittore, volontario e membro dell’Unione nazionale dei giornalisti ucraini, il 78enne Yevhen Bal, «morto per le azioni degli occupanti russi» che il 18 marzo lo avevano sequestrato nella sua casa a Melekino, vicino a Mariupol, rilasciandolo dopo tre giorni di gravi percosse. 

 I raid continuano intanto senza sosta sul fronte orientale. Dopo la strage alla stazione di Kramatorsk, nell’oblast di Donetsk, un nuovo bombardamento ha colpito le aree residenziali a Severodonetsk, in quella di Lugansk, un centinaio di chilometri più a est. Le regioni del Donbass restano l’obiettivo primario dell’offensiva, insieme a quella di Mariupol, dove secondo il Comune «la portata dei crimini è dieci volte peggio del genocidio di Bucha». Dalla città assediata, strategica per il collegamento con la Crimea, le evacuazioni dei civili sono proseguite solo con mezzi privati. E un cargo ucraino che cercava di entrare in porto, secondo Mosca per evacuare i leader del battaglione Azov, è stato colpito dalle navi militari nemiche, che lo hanno sequestrato insieme all’equipaggio, portandolo poi nell’approdo russo di Ejsk. Nella vicina regione di Zaporizhzhia, invece, i russi hanno rapito finora 106 persone, inclusi 21 funzionari del governo locale. Gli attacchi proseguono anche nel resto del Paese. Un missile è stato lanciato contro alcune infrastrutture della località turistica di Myrhorod, nella regione centrale di Poltava, ferendo due persone e provocando gravi danni. In allerta resta anche Odessa, dove l’attacco di ieri ha provocato una vittima. 


 La resistenza ucraina, però, non cede. Dopo il raid una settimana fa contro un deposito di petrolio nella città di confine russa di Belgorod, Mosca ha denunciato un nuovo attacco a colpi di mortaio nel suo territorio, stavolta verso un valico di frontiera nella regione di Kursk, poco più a nord. 
 Crescono poi i timori che la guerra sporca possa ancora peggiorare. Nel timore dell’uso di armi chimiche, Kiev ha ordinato circa 220mila fiale di atropina, sostanza che può essere utilizzata per contrastare eventuali effetti di armi chimiche come gli agenti nervini.  
 

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA