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Ucraina, orrori senza fine: i corpi di oltre mille civili negli obitori di Kiev. E Puntin ferma l'assalto all'acciaieria

Mariupol, stretta da un duro assedio da settimane, sarebbe caduta definitivamente sotto il controllo dei russi,

Di Redazione

Continuano ad emergere in tutta l'Ucraina le testimonianze delle violenze alle quali è sottoposta la popolazione civile dall’inizio dell’invasione russa. Nuove notizie di stragi e fosse comuni arrivano dalla regione di Kiev, ma anche dalla città martire di Mariupol, che Mosca ha annunciato oggi di avere sotto controllo, mentre la procura generale ucraina annuncia indagini su 7.661 presunti crimini di guerra commessi dalle truppe russe, incluse 548 contro bambini. 

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 La vicepremier ucraina Olga Stefanichyna ha riferito che, nell’intera regione che circonda la capitale Kiev, gli obitori accolgono attualmente i corpi di oltre mille civili. A Borodyanka sono stati trovati i corpi di altri nove civili, alcuni con «segni di tortura». E una fossa comune ampia più di 30 metri è stata segnalata a Mangush, alle porte di Mariupol, scavata dai soldati russi che avrebbero portato sul posto «con i camion» numerosi cadaveri dei residenti raccolti in diverse parti della città, come riferisce il sindaco Vadim Boychenko, secondo il quale si tratta di una «prova diretta dei crimini di guerra e dei loro tentativi di nasconderli" 

La città sul mare d’Azov, stretta da un duro assedio da settimane, sarebbe caduta definitivamente sotto il controllo dei russi, come hanno annunciato il ministro della Difesa di Mosca Shoigu e lo stesso leader del Cremlino Putin che ha parlato di un «successo». La zona, ha detto però Shoigu, stata minata dagli ucraini che hanno piazzato ordigni nelle principali infrastrutture e nelle imbarcazioni straniere nel porto.

Resta inoltre ancora in piedi l’ultima linea di resistenza, con circa duemila soldati ucraini asserragliati nell’acciaieria Azovstal. Putin però ha annullato l’assalto dell’area ed promesso di risparmiare la vita agli assediati che si arrenderanno.

La vicepremier Vareshcuck ha chiesto quindi la creazione di un corridoio umanitario per evacuare dall’impianto «circa 1.000 civili e 500 soldati feriti» e il presidente ucraino Zelensky ha offerto a Mosca uno scambio di prigionieri russi e di negoziare l'evacuazione, negata a suo dire da Mosca. Il portavoce del Cremlino Peskov, ha subito replicato, chiarendo che «i militari ucraini possono deporre le armi e lasciare Mariupol attraverso i corridoi umanitari». Sono intanto più di 142.000 i civili che sarebbero stati già evacuati. 

Nel resto del Paese prosegue l’offensiva russa che la scorsa notte avrebbe portato alla distruzione, secondo l’esercito di Mosca, di 1.001 obiettivi militari in Ucraina, incluse 162 postazioni di fuoco. Il ministero della Difesa britannico ha riferito che «le forze russe stanno ora avanzando dalle aree di base nel Donbass verso Kramatorsk», nell’est del Paese, «che continua ad essere oggetto di persistenti attacchi con i razzi». Furiosi bombardamenti sono segnalati su Kharkiv, dove sono presenti ancora un milione di persone. Bombe anche su Mykolayiv. 

Il governatore della regione orientale di Luhansk, Serhiy Gaidai, ha affermato invece che le forze russe controllano l’80% del territorio dell’Oblast. L’area controllata dalla Russia è aumentata in particolare dopo la cattura il 18 aprile della città di Kreminna, e buona parte della regione è sotto il controllo de facto dell’autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk. Le truppe russe hanno inoltre alzato una grande bandiera rossa sovietica, simbolo della vittoria sui nazisti nella seconda guerra mondiale, a Kherson e Kreminna, in vista della celebrazione del 9 maggio del Giorno della Vittoria. 

Per cercare di rafforzare le capacità di difesa ucraine, il presidente americano Biden ha assicurato ieri un’intensificazione nella fornitura di armi e munizioni, che affluiranno «ogni giorno». Una novità accolta con favore da Zelensky, secondo il quale «i nostri partner hanno iniziato a capire meglio le nostre esigenze. A capire di cosa abbiamo esattamente bisogno». Anche la Lituania ha annunciato la consegna di mortai pesanti all’Ucraina per fronteggiare l'aggressione russa, e la Germania avrebbe avviato quello che viene definito uno «scambio circolare» di armi pesanti verso l'Ucraina: la Slovacchia sta per mandare un’ampia spedizione dei suoi carri armati da combattimento T-72 alle forze di Kiev e, a quel punto, Berlino manderà in cambio in Slovacchia veicoli corazzati da combattimento. Aiuti sono in arrivo anche sul piano finanziario, con i ministri delle finanze del G7 che hanno annunciato un impegno, con la comunità internazionale, per un ulteriore sostegno all’Ucraina da più di 24 miliardi di dollari per il 2022 e oltre. 

Non si ferma neppure l’attività diplomatica, nel tentativo di trovare una soluzione che porti ad uno stop dei combattimenti. Mosca ha fatto sapere che i colloqui tra la Russia e l’Ucraina continuano in formato video quasi ogni giorno, ed ha proposto che i cinque Paesi membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Usa, Gb, Francia, Cina e Russia) possano diventare la base degli Stati garanti sulla neutralità e la sicurezza dell’Ucraina. Secondo Kiev, però, la guerra «può finire solo con colloqui diretti» tra Putin e Zelensky. Nel frattempo il premier spagnolo Sanchez e quello danese Frederiksen sono arrivati a Kiev, dove incontreranno il capo di stato ucraino. Arriva infine dalla Santa Sede un nuovo appello del Papa per una tregua durante la Pasqua ortodossa, che era stata chiesta anche dal segretario generale dell’Onu Guterres. 

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