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Un'altra notte di bombardamenti su Kiev, perdita di ammoniaca da un impianto industriale

Nel pomeriggio telefonata tra il presidente Usa Biden, il premier Mario Draghi, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il primo ministro britannico Boris Johnson per discutere «di una risposta coordinata all’attacco immotivato della Russia all’Ucraina»

Di Redazione

Ennesima notte di bombardamenti russi sull'Ucraina, nel ventiseiesimo giorno della guerra scatenata da Mosca. Le bombe sono cadute in particolare su Kiev e nella regione nordorientale di Sumy, mentre le sirene d’allarme antiaeree hanno risuonato in almeno altri sei oblast. 

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Nella capitale ucraina i bombardamenti hanno investito alcune case e un centro commerciale nel quartiere di Podil, nel quale è scoppiato un vasto incendio che ha reso necessario l’intervento di 11 squadre dei vigili del fuoco: il bilancio delle vittime è di almeno sei morti. Nella regione di Sumy, bersagliata da caccia russi diretti verso il centro dell’Ucraina, c'è stata una perdita di ammoniaca da un impianto chimico: le autorità hanno lanciato l’allarme per due villaggi entro i 2,5 chilometri dal sito, raccomandando agli abitanti di prendere precauzioni. 

 

 

Kiev ha intanto respinto ieri sera la richiesta di Mosca di consegnare la città di Mariupol. «La resa non è un’opzione», ha dichiarato la vicepremier Iryna Vereshchuk aggiungendo che l'Ucraina «chiede che le forze russe consentano immediatamente un passaggio sicuro» per l’evacuazione dei civili. In una lettera, il ministero della Difesa russo sosteneva però che avrebbe stabilito un corridoio umanitario solo se Mariupol si fosse arresa. 

E mentre per oggi è attesa la ripresa dei colloqui tra Kiev e Mosca in formato online, continua a muoversi la diplomazia internazionale. La Svizzera sarebbe pronta a ospitare negoziati tra Russia e Ucraina, o comunque a fare da mediatore. «Le armi tacciano presto», ha detto il presidente svizzero Ignazio Cassis atteso oggi al confine tra Polonia e Ucraina. E in Polonia si recherà questo venerdì Joe Biden: a Varsavia il presidente americano incontrerà il so omologo polacco Andrzej Duda, ha annunciato la Casa Bianca. 
 Per oggi pomeriggio è prevista intanto una telefonata tra il leader Usa, il premier Mario Draghi, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il primo ministro britannico Boris Johnson per discutere - dice l'amministrazione Biden - «di una risposta coordinata all’attacco immotivato della Russia all’Ucraina». Johnson ha intanto detto di aver parlato ieri con Zelensky e di voler "promuovere gli interessi» di Kiev a vertici di Nato e G7 di questa settimana. 

Sul fronte delle sanzioni, da Washington arriva la minaccia di estendere le misure alle «vette più alte» dell’economia russa. Il vice consigliere per la Sicurezza nazionale americano Daleep Singh ha spiegato che le sanzioni potrebbero essere ampliate ancora di più e applicate ad altri obiettivi tra cui più banche e «altri settori» che non sono stati ancora toccati. "Non voglio specificarli, ma penso che Putin saprebbe cosa sono», ha detto Singh. 

E anche la Polonia intende confiscare proprietà e beni russi, ha affermato il premier Mateusz Morawiecki, che oggi ha in programma un incontro con l’opposizione nel quale discutere di come «congelare e confiscare le proprietà russe» in territorio polacco. «Da un lato ci sono restrizioni costituzionali per tali azioni, legate al diritto di proprietà; dall’altro sempre più polacchi non riescono a capire perché non possiamo farlo nel nostro Paese, come gli italiani che invece hanno confiscato gli yacht degli oligarchi russi», ha detto Morawiecki. 

Arrivano intanto notizie secondo le quali il social media VKontacte (Vk), il Facebook russo, è stato hackerato e usato per inviare ai suoi utenti informazioni sulla guerra di Mosca contro l'Ucraina, incluse le difficoltà dell’esercito russo e il bombardamento di infrastrutture civili. Dall’account ufficiale del social network sarebbero partiti messaggi come: «L'esercito russo ha distrutto molte città pacifiche e più di 5.000 civili, di cui 100 bambini, sono morti». 

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