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Zelensky pronto a trattare ma no alla resa Jet polacchi trasferiti in base Usa in Germania

 Per il governo ucraino i russi hanno rallentato grazie all’efficacia dei contrattacchi, e secondo il Pentagono l’Armata ha aumentato i bombardamenti ed il lancio di missili sulle città proprio per compensare la mancanza di progressi

Di Redazione

Alcune migliaia di civili ucraini sono finalmente riusciti a fuggire, ma sui corridoi umanitari hanno continuato a piovere bombe. E circa 300mila persone restano intrappolate a Mariupol. La città martire del sud è il simbolo di un Paese piegato dall’orso russo ma non ancora spezzato, ha assicurato Volodymyr Zelensky. Anche se il leader ucraino per la prima volta ha aperto ad un confronto con Mosca su Donbass, Crimea e ingresso nella Nato. Evocando la possibilità di accettare anche pesanti rinunce, pur di fermare Vladimir Putin. 

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Nel tredicesimo giorno di guerra Zelensky ha continuato a guidare la resistenza dal suo bunker di Kiev. Pronto, tuttavia, a discutere tutte le richieste avanzate da Vladimir Putin. «Sui territori temporaneamente occupati e le pseudo-repubbliche non riconosciute da nessuno tranne la Russia, possiamo trovare un compromesso su come vivranno questi territori», ha spiegato Zelensky in un’intervista alla Abc, a proposito delle regioni separatiste del Donbass e della Crimea. Ed ha fatto intendere che si può discutere anche sulla madre di tutte le questioni per Mosca, la rinuncia di Kiev alla Nato. «Ho raffreddato la questione molto tempo fa, dopo aver capito che la Nato non è disposta ad accettare l’Ucraina», è stata la sua risposta. Qualcosa si potrebbe muovere giovedì in Turchia, con il faccia a faccia tra i ministri degli Esteri Kuleba e Lavrov. Il primo ad alto livello tra Mosca e Kiev dall’inizio del conflitto. «Ma sono pronto per il dialogo, non per la capitolazione», ha tenuto a precisare Zelensky, che ha assunto toni più marziali in un video-intervento al parlamento britannico. «Non ci arrenderemo, la Russia è uno stato terrorista e noi la combattiamo», ha scandito tra gli applausi di Westminster. E sfoggiando il suo talento da ex uomo di spettacolo, ha sedotto i parlamentari con una citazione di Churchill e ponendosi la domanda «shakespeariana, essere o non essere». E «la nostra risposta è sì», ha assicurato, vogliamo "esistere». Salvo poi tornare a criticare la Nato per non aver imposto una no-fly zone. 

 

 

In serata però la Polonia ha annunciato un accordo con gli Usa per il trasferimento di tutti i Mig-29 di fabbricazione russa polacchi «immediatamente e senza costi» ad una base americana in Germania, una mossa che potrebbe preludere alla consegna dei jet all’Ucraina tanto invocata da Zelensky. Sui cieli ucraini comunque per il momento continuano a volare solo i caccia di Putin. E così neanche il quarto tentativo di aprire passaggi sicuri ai civili, attraverso una tregua, ha avuto il successo sperato. All’inizio della giornata le forze armate russe hanno comunicato l’apertura di cinque vie di fuga. E nella regione nord-orientale di Sumy sono partiti i primi convogli di autobus. Dopo qualche ora, però gli ucraini hanno denunciato una ripresa dei bombardamenti. Che nel corso della notte avevano provocato almeno 21 morti, tra cui 10 bambini. 

 

 

A Mariupol, dove si concentra la maggior parte dei civili da evacuare, Kiev ha accusato Mosca di «tenere in ostaggio 300mila civili», violando il cessate il fuoco. E nella città del Mar Nero, senza più acqua ed elettricità dopo il durissimo assedio, la situazione è disperata, tanto che un «bambino è morto di disidratazione», ha denunciato il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba. E’ stata Kiev ad impedire l’accesso ai corridoi, ha replicato Mosca, nella guerra di propaganda che si sovrappone a quella sul terreno. Nuovi corridoi, hanno annunciato in serata i russi, saranno aperti domani. 

 

 

Sul fronte militare la mappa dell’invasione è rimasta sostanzialmente invariata. Per il governo ucraino i russi hanno rallentato grazie all’efficacia dei contrattacchi, e secondo il Pentagono l’Armata ha aumentato i bombardamenti ed il lancio di missili sulle città proprio per compensare la mancanza di progressi. Il fronte più caldo resta il sud, con l’assedio a Mariupol e i radar russi puntati su Odessa. Anche se, sempre secondo Washington, «non ci sono indicazioni» di un attacco a breve. A Kharkiv, la porta orientale dell’Ucraina e seconda città del Paese, si continua a resistere, ma i russi avrebbero colpito un impianto di ricerca nucleare. 
Cresce invece l’allerta su Kiev, dove secondo alcune analisti militari i russi potrebbero attaccare entro le prossime 24-96 ore. Alla periferia della capitale i bombardamenti sono sempre più intensi e i tank sono apparsi a ridosso dei condomini. «Ci prepariamo alla difesa della città», ha fatto sapere il sindaco-pugile Vitaly Klitschko. 
 

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