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Covid-19

Zona gialla e focolai variante inglese, in Sicilia il timore di una ripresa dei contagi

Di Giuseppe Bonaccorsi

CATANIA -  «Da agosto dell’anno scorso ad oggi sono stati sequenziati con tecnologia innovativa Ngs, 35 campioni. Di questi, 6 sono risultati variante inglese, con il primo caso che si è rivelato soltanto a gennaio scorso». Stefano Vullo, direttore sanitario dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale della Sicilia, che ha sede a Palermo parla dei casi di variante inglese che stanno preoccupando anche la Sicilia. «Queste varianti - aggiunge - si sono riscontrate su campioni prelevati nella Sicilia occidentale e nessuna delle sequenze ad oggi ottenuta appartiene alla variante sudafricana». 

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Dopo i primi casi a gennaio, c'è stato il focolaio dell'ospedale Garibaldi Nesima di Catania in cui il sequenziamento dei tamponi, effettuato nel laboratorio del Policlinico di Catania, diretto da Stefania Stefani, ordinario di Microbiologia e responsabile del laboratorio di Microbiologia medica molecolare e di studio delle resistenze agli antimicrobici dell’Università di Catania e presidente della Società italiana di Microbiologia, ha dato esito positivo di variante inglese su 4 casi.

E c’è preoccupazione al team Covid dell’Asp di Catania per le nuove due case di riposo, entrambe in territorio di San Giovanni la Punta, in cui sia quasi tutti gli ospiti che gli operatori sono risultati positivi nonostante abbiano già ricevuto la prima dose del vaccino. Gli esperti, però, sostengono che la prima somministrazione fornisce soltanto una immunità parziale e per ottenere il 95% di copertura bisogna attendere una settimana dopo la seconda dose che viene inoculata dopo 21 giorni dalla prima.

Gli operatori del Covid team avrebbero già disposto il trasferimento di tutti gli ospiti nella Rsa di Grammichele, che al momento è adibita a covid center, mentre gli operatori sono stati posti in isolamento a casa. Anche in questo caso, come già avvenuto per i casi positivi dell’ospedale Garibaldi di Nesima, le squadre delle Usca hanno proceduto a trasportare i tamponi al laboratorio del Policlinico per avere una sequenza dell’rna del virus e sapere se eventualmente ci troviamo davanti a nuovi casi della variante inglese. Anche in questo caso a insospettire è stata la troppa contagiosità del virus.

Per quanto riguarda il focolaio di variante inglese al Garibaldi Nesima, il professore Bruno Cacopardo, primario del reparto Malattie infettive in cui sono ricoverati i nuovi positivi, ha dichiarato che il focolaio è stato circoscritto.

Lo conferma anche il commissario regionale Covid dell’Asp, Pino Liberti: «Tutto è stato effettuato con tempestività dai colleghi del Garibaldi. Noi invece siamo intervenuti per effettuare i tamponi dei contatti stretti dei positivi fuori l’ospedale, che nel caso di variante inglese, devono essere assolutamente molecolari. Per fortuna, ma non vorrei essere frainteso, questo cluster è scoppiato dentro l’ospedale. Fosse scoppiato fuori avremmo dovuto isolare un numero di contatti più vasto».

«Il sospetto di variante - ha aggiunto Liberti - va sempre tenuto in considerazione quando c’è una rapidità di contagi inusuale. Al Garibaldi si è correttamente sospettato perché se in un ambiente chiuso si contagiano quasi tutti allora il dubbio serpeggia. Comunque la variante inglese non crea maggiore patogenicità, ma è solo estremamente contagiosa».

I casi al Garibaldi si sono fermati a quattro?

«Per quanto riguarda la variante sono stati sequenziati i tamponi di 4 positivi. Ma i contagi in generale nell’ospedale sarebbero una quindicina, ma gli altri non sono di variante inglese».

«Non c’è nulla da prevedere. Bisogna solo fare grande attenzione. Il passaggio in zona gialla non deve comportare un naturale calo dell’attenzione nei cittadini. Perché un conto è raggiungere il risultato di essere gialli, un conto è mantenerlo».

Bisognerebbe vaccinare di più...

«Il nodo è il numero di vaccini che scarseggiano in tutta Italia. Stiamo individuando nell’area metropolitana alcuni centri per la vaccinazione di massa, ma il nodo passa dal numero di vaccini che ci inviano. Intanto già da questa mattina si comincia a somministrare le seimila dosi di AstraZeneca».

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