"Ilvialetto degli uomini illustri dai nasi rotti è alla villa Bellini di Catania"
Mi è capitato di scorgere nel numero de "il Venerdì" di Repubblica del 3 Aprile un articolo intitolato "Palermo - I busti sfigurati al Giardino Bellini".
Inserito nella rubrica "Cosa succede in città" era evidente la erronea attribuzione della notizia.
Dopo aver segnalato alla redazione del giornale l'errata corrige mi sono chiesto se da catanese avrei dovuto sorvolare su quella svista, visto e considerato che l'articolo non fa onore alla mia città descrivendone una delle vergogne di cui non andare fieri.
Si sa che i busti marmorei di illustri personaggi storici, vandalizzati con la rottura del naso, adornano uno dei vialetti del magnifico parco urbano intitolato al Cigno catanese. Penso che nascondere per campanilismo le vergogne della propria città non giovi a rimuoverle e che la denuncia sia da preferire sempre al silenzio omertoso.

A Catania l'incuria oscurantista che si scaglia contro il patrimonio collettivo, in questo caso contro simboli culturali, è una piaga che va raccontata e denunciata per smuovere le coscienze insieme agli auspicati provvedimenti correttivi.
Purtroppo effrazioni, danneggiamenti e vandalismo a Catania non si limitano solo a quel vialetto ma si estendono anche in altri luoghi iconici della città. Per esempio nei piazzali affacciati sul mare intitolati ad altri uomini illustri, Franco Battiato e Leonardo Sciascia, lasciati in condizioni pietose di degrado.
La velleitaria candidatura di Catania a "Capitale della Cultura 2028", anche per questi eloquenti indicatori di inciviltà, è stata infatti giustamente bocciata.
Tempo ci vuole ancora perché le cose cambino, stiamo sempre in attesa di un risveglio di orgoglio identitario e di appartenenza che investa un bel giorno l'intera comunità etnea. I miracoli a volte avvengono e l'esito referendario lo ha dimostrato.
Adriano Sicari