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"Benvenuti a Catania: la città senza testa"

13 Agosto 2026, 14:49

"Benvenuti a Catania: la città senza testa"

Ogni volta che torno a Catania vengo accolto dalla stessa immagine. Nei pressi degli Archi della Marina, uno degli ingressi più suggestivi della città, sorge la statua di Ferdinando I di Borbone.

Fu decapitata nel 1860, negli anni del Risorgimento. La testa non è mai stata ritrovata.

Da allora quella statua è lì, senza testa.

Da bambino la guardavo con curiosità. Da adulto mi sono convinto che, forse, quella statua è diventata il simbolo più involontariamente sincero della mia città.

Perché, a dire il vero, il problema comincia molto prima degli Archi della Marina.

Chi arriva dall'aeroporto, dal porto o dalla tangenziale spesso attraversa una città che sembra voler mettere alla prova il visitatore già nei primi chilometri. Strade trascurate, spazi poco curati (ad eccezione della magnifica e inopportuna pista ciclabile sopraelevata collocata al centro di via Cristoforo Colombo e via Domenico Tempio), segni di incuria che accompagnano il turista fino al cuore della città.

Una sorta di percorso di benvenuto, non proprio quello che immagineremmo per una delle città più importanti della Sicilia.

Eppure basterebbe poco. Non servirebbero miracoli. Servirebbe quella parola forse semplice, ma dimenticata: cura, la stessa cantata da Franco Battiato, figlio della nostra terra, perché una città prima ancora di essere amministrata deve essere amata e custodita.

La stessa domanda me la sono posta pochi giorni fa passeggiando a Piazza Europa. Una terrazza straordinaria, affacciata sul mare con l'Etna sullo sfondo, che qualsiasi altra città trasformerebbe nel proprio salotto. Noi, invece, la condividiamo con bottiglie abbandonate, bicchieri di plastica, cartoni della pizza e mozziconi di sigaretta.

Ben inteso: la colpa è di chi quei rifiuti li abbandona. Sempre.

Ma una città moderna non può limitarsi a indignarsi davanti all'inciviltà. Deve anche creare le condizioni perché il comportamento corretto sia il più semplice possibile. Perché l'assenza di cestini diventa spesso l'alibi perfetto per chi non ha voglia di fare qualche passo in più per cercarne uno.

Sarà una mia fissazione, non lo nego.

Ma continuo a pensare che abbiamo il dovere di offrire ai turisti almeno una parvenza di città accogliente e pulita. Non una città finta, non una cartolina costruita. Una città vera, ma all'altezza della sua bellezza.

E a proposito di accoglienza, c'è un'altra scena che meriterebbe forse di entrare nella nostra promozione turistica.

L'avventuroso turista che decide di raggiungere il mare in autobus.

Un'esperienza autentica, quasi estrema. Dopo aver ammirato l'Etna e il barocco, può infatti cimentarsi in una prova di resistenza: attendere sotto il sole cocente, anche per più di mezz'ora, l'arrivo di un autobus che prima o poi arriverà.

Mi chiedo, forse con troppa semplicità: sarebbe davvero così difficile installare una tettoia alle fermate di viale Kennedy per riparare dal sole chi aspetta l'autobus? E potenziare le corse durante l'estate? Sono dettagli, dirà qualcuno. Eppure sono proprio i dettagli a fare la differenza.

È proprio questo il problema: le città si costruiscono sui dettagli.

Da anni sostengo una provocazione che forse provocazione non è: Catania avrebbe bisogno di un Assessorato all'Estetica.

Non per occuparsi dell'apparenza, ma della cura quotidiana: marciapiedi puliti, cestini dove servono, aiuole curate, panchine decorose, accessi al mare degni di una città che sul mare vive. Perché, alla fine, il turista chiede soprattutto questo: una città che abbia cura di sé.

E invece c'è un'altra contraddizione che continuo a non comprendere.

Catania possiede un patrimonio costiero straordinario: da una parte la sabbia della Playa, dall'altra la scogliera nera lavica dell'Etna. Eppure continua a vivere il mare come se fosse un bene stagionale. Tre o quattro mesi all'anno, poi il sipario si chiude.

Certo, quest'anno il ciclone ha inferto una ferita alla nostra scogliera e l'emergenza impone delle limitazioni.

Ma il problema viene da lontano.

Nelle città europee il mare è un luogo da vivere tutto l'anno. Qui, troppo spesso, lo osserviamo senza riuscire davvero a viverlo.

Non scrivo queste righe per puntare il dito.

Le scrivo perché, pur vivendo lontano da oltre vent'anni, continuo a sentirmi profondamente catanese.

E chi ama una città non si limita a celebrarne la bellezza. Si ostina a pretendere che sia all'altezza della bellezza che la natura le ha regalato.

Forse è giusto che la statua di Ferdinando I continui a restare senza testa. Quella ferita appartiene alla storia e la storia non va cancellata.

Mi auguro soltanto che, prima o poi, Catania ritrovi la propria.

Davide Furia