Barocco e rifiuti: il paradosso disarmante di una città accogliente
Sono solo una turista affezionata alla vostra Terra cui mi legano carissimi amici e un profondo rispetto per la vostra Storia millenaria: come siete soliti ricordarmi “quando i miei avi si arrampicavano sugli alberi voi inventavate la leva”.
Quest'anno, come capita da ormai tre - quattro anni, ho avuto modo di fermarmi un paio di giorni a fine giugno a Catania, città che apprezzo per il singolare mix di cultura pop e Barocco (patrimonio dell’Unesco) e che avevo decantato all’amica, medico, che mi ha accompagnato.
Non mi soffermerò sulla “vergogna” che ho provato, pur essendo solo una turista, nel mostrare alla mia amica una città “lurida” e non solo per i sacchi di immondizia accatastati ovunque (vivo anche io in una grande città e posso comprendere le difficoltà gestionali della raccolta rifiuti in estate), ma per l’incuria ubiquitaria che pare passi inosservata agli stessi cittadini e che peggiora di anno in anno. Trovo inspiegabile l’antitesi tra la gentilezza e l’accoglienza dei catanesi e l’assoluta mancanza di “amore” e rispetto per la propria città che dovrebbe essere uno “specchio” e una “presentazione” dei cittadini stessi.
Quello che tuttavia più mi ha amareggiato è stata una “immagine” di cui allego documentazione fotografica: il luogo è la “stazione dei Bus” e non devo commentare, credo, quanto ripreso.
Non si tratta in questo caso di semplice degrado o sporcizia: si tratta di inciviltà e di mancanza di rispetto per se stessi e il prossimo.
Mi scuso per le “parole forti” utilizzate, dettate dalla rabbia e dalla delusione provata… e sono solo una turista.
Chiara Bertello