A Furci Siculo l'uragano Harry ha lasciato il segno
Di quel "gioiello" che era il lungomare di Furci Siculo, incastonato nella costa jonica messinese tra Roccalumera e Santa Teresa di Riva, rimangono solo due tratti. Sono le estremità della originaria passeggiata, dalla pavimentazione cementizia rossa, filare di palme washingtonie e panchine, su cui si è abbattuto, all'inizio dell'anno, l'uragano Harry che ne ha fatto scempio. Un tratto esteso poche decine di metri è posto all'inizio, lato Roccalumera, il secondo, più esteso in lunghezza, è a distanza di alcune centinaia di metri più a Sud.
La ricucitura dei due "spezzoni" sopravvissuti è nella parte centrale del lungomare, quella che è stata più colpita dai marosi che hanno fatto crollare il muro di contenimento e spazzato via tutto. Lì si trova oggi realizzato uno stretto camminamento, ritirato più a monte, delimitato da ringhiere su ambo i lati a tutela dei pedoni. Il nuovo muro di ritenuta in c.a. è "puntellato" da una breve scarpata con al piede una massicciata frangiflutti di rocce basaltiche. L'apprestamento, per le caratteristiche che presenta, sembra (ahimè) più una soluzione definitiva che provvisoria. Quindi addio al bel chilometro furcese! Il suo ricordo resta nelle foto e in chi l'ha visto e vissuto.

Comunque è da dare atto al sindaco di Furci Siculo, Matteo Giuseppe Francilia, della solerzia con cui si è mosso, fin da subito, affinché si realizzassero urgentemente le opere di ripristino della sede stradale e annessi sottoservizi. L'obiettivo di non far saltare la stagione balneare è stato raggiunto e, per un paese che vive di turismo estivo, non è stato poca cosa. Fondamentale aver riabilitato a parcheggio le corsie laterali della strada litorale e, per l'estetica, il ripristino di tutte le copertine lapidee danneggiate dei muretti di bordura delle aiuole sul lato Ovest.
Un velo pietoso è invece da stendere sulla riconferma, anche per quest'anno, della prestigiosa "Bandiera Blu". Forse riassegnata per non infierire ulteriormente su una economia locale messa a dura prova. La qualità del mare non è quella di prima. Le acque di Furci Siculo non sono più quelle cristalline che ricordiamo. È evidente che sul litorale jonico persistono criticità negli impianti di depurazione dei reflui scaricati a mare. Quel che spero è che il carico battereologico delle acque sia coscienziosamente monitorato, da chi di competenza, a salvaguardia della salute pubblica. Si auspica che tutti gli aggiustamenti alle reti fognarie e ai relativi impianti di filtraggio e depurazione siano effettuati senza dannosi rimandi.
Purtroppo l'uragano Harry è stato l'annuncio di prossime devastazioni che la crisi climatica planetaria riserverà alle nostre latitudini. Attrezzarsi per tempo a difesa delle nostre coste e d'obbligo. Adeguate barriere frangiflutti andranno realizzate in mare, a dovuta distanza dalle infrastrutture stradali e cortine edilizie affaccianti. Non ci si può più far sorprendere impreparati, l'avvertimento è già dato.
Ai negazionisti che sostengono che la crisi climatica non derivi dall'azione antropica e sia, piuttosto, invenzione di frange politiche ideologizzate, augurerei di lasciare presto i posti di comando, anche la politica possibilmente, per non aggiungere danni ai danni.
La Sicilia ha bisogno di ben altre infrastrutture essenziali anziché del Ponte sullo Stretto. L'uragano Harry ha spazzato via il viadotto che collegava Furci Siculo a Roccalumera. Quando sarà ricostruita questa infrastruttura che relazionava le due comunità, oggi rimaste separate dalla fiumara? E quando quella che collegherà Furci Siculo a Santa Teresa di Riva? Queste e tantissime altre sono le priorità e le urgenze della nostra Terra. Se ne rendano conto chi in passato tuonava "Forza Etna"!
Adriano Sicari