Catania contesa: il sogno del parco urbano contro le vele del cemento
Catania sta diventando, sempre di più, un esempio di scollamento tra cittadinanza e Palazzo di governo. Quanti catanesi hanno vagheggiato rigenerazioni urbanistiche che non sono mai state eseguite oppure realizzate diversamente da come ci si aspettava? Tra le aspirazioni di molti, tra cui tecnici, associazioni e comitati civici, c'è la lunga teoria dei fossati di Corso Martiri della Libertà che si vorrebbe trasformata in Parco urbano, con tanto verde attrezzato fruibile e aperto alla collettività. Che quel vuoto, prodotto dalla demolizione del vecchio quartiere di San Berillo, si potesse riempire di rigogliosa vegetazione e costituire un salutare polmone verde, è un convincimento sedimentato nell'immaginario collettivo. Sarebbe l'unica destinazione plausibile per rimediare alla scomparsa di un pezzo di città ottocentesca e alla deportazione dei suoi abitanti.
Veniamo a scoprire che per quell'area ci si sta muovendo in tutt'altra direzione. Stupisce che un settore così strategico, di collegamento della stazione ferroviaria centrale col centro storico, non sia stato fatto oggetto di esproprio per pubblica utilità, sottraendolo alle mire di quei proprietari che ambiscono ai profitti sul cemento. Un render del Master Plan recentemente presentato, ha mostrato su "La Sicilia" la prevista edificazione di "vele" (riesumate da Scampia?), galleggianti su un verde frammentario tra pubblico e privato, che dovrebbero ospitare alberghi e centri commerciali extra lusso. Francamente non era questo a cui la città anelava.
Soprattutto dopo una estate, la più torrida che si ricordi, che ha lanciato un segnale d'allarme che non consente di rimandare i provvedimenti per combattere le isole di calore di cui è fatta la città. L'amministrazione comunale è la prima responsabile della salubrità dei luoghi urbani e della salute degli abitanti. Farà bene a non fare orecchio da mercante ed a svolgere a pieno il dovere, conferitogli dal mandato, di schierarsi a favore, senza se e senza ma, dell'esclusivo interesse collettivo.
Stesso gap, che è scontro tra visioni contrastanti, riguarda la Scogliera d'Armisi, tratto del water front celato alla città dalla ferrovia che vi si frappone, e che un progetto di ampliamento del Porto vorrebbe annettere alle sue cementificazioni. A seguire sarà la volta del "Passiatore" e degli Archi della Marina? C'è ormai da aspettarsi di tutto. Una pianificazione calata dall'alto, che non ascolta il sentiment popolare ed è percepita come imposizione autoritaria, non poteva non smuovere le coscienze di chi ha ancora a cuore le sorti della città. Infatti questo sta già avvenendo! Assemblee pubbliche e gruppi di studio si stanno impegnando ad avanzare proposte alternative di autentica rigenerazione partecipata. Si muove qualcosa che ci fa sperare.
Adriano Sicari