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Cammarata e San Giovanni Gemini,
referendum sull'unificazione

I due centri sono pronti a riunirsi. La parola ora spetterà ai cittadini dei due Comuni

Cammarata e San Giovanni Gemini, referendum sull'unificazione

La fusione tra Cammarata e San Giovanni Gemini non sembra più essere un sogno irrealizzabile. Dopo circa 90 anni le due amministrazioni sembrano essere ormai vicine al progetto che questa volta è voluto anche dalla maggior parte dei cittadini di entrambi i paesi della montagna. Dopo l’approvazione della proposta sull’indizione del referendum da parte dei consiglieri comunali di Cammarata, è arrivato ieri anche l’ok dal Consiglio comunale di San Giovanni. La seduta, che è andata avanti fino alla tarda sera di mercoledì, ha visto infatti l’approvazione di una delibera che dà il via al progetto di fusione dei due Comuni. L’ultima parola adesso spetta alla popolazione che sarà chiamata, probabilmente tra qualche mese, alle urne per dare anch’essa il suo parere.

“É un grande risultato – ha dichiarato Nino Margagliotta, responsabile del Coordinamento intercomunale dalla fusione – per quanti lavorano da anni a questo ambizioso progetto. Sono contento per il fatto che è stata scritta una delle pagine di politica più belle che i due comuni abbiano mai scritto, una pagina che parla di progetti ambiziosi, di bene comune in un periodo, come questo, in cui non tutti hanno fiducia nei politici”.

Entrambi i sindaci Vincenzo Giambrone, primo cittadino di Cammarata e Carmelo Panepinto, sindaco di San Giovanni sono di parere favorevole alla fusione dei due paesi. “Questa - ha dichiarato il sindaco Panepinto - sarà una nuova esperienza che suscita in me un sentimento di responsabilità perché la nuova situazione, se si verificherà, condizionerà il futuro di entrambe le comunità. Il progetto di fusione non è da sottovalutare perché entrambe le comunità si completano a vicenda. È importante considerare anche che la realizzazione del progetto implica una serie di iniziative che saranno necessarie e delicate, penso al piano regolare, alla toponomastica ma anche alla gestione dei servizi di entrambe le comunità, servizi che sono diversi per i due paesi. Comunque adesso è giusto che la parola passi alla popolazione, sarà sua l’ultima decisione”.

Sulla stessa scia, anche il sindaco Giambrone, ha dichiarato: “Entrambe le comunità hanno espresso il desiderio di volere stare insieme anche perché con le due cittadine unite, le famiglie rappresenteranno un’unica collettività”.

Sarebbe la prima volta che un evento del genere si verifica nell’Agrigentino. C’è da dire che molti sarebbero i vantaggi che i due comuni della montagna avrebbero se si realizzasse questo progetto. Basta pensare ai costi che sicuramente sarebbero inferiori a favore del miglioramento dei servizi per i due paesi che, uniti, si trasformeranno in una grande cittadina che conterà circa 15 mila abitanti, diventando il centro anagraficamente più numeroso di tutti i paesi della montagna.

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