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Agrigento, morto il clochard con la pensione

Si chiamava Calogero Mossuto, era nato a Favara ma viveva da sempre nel capoluogo dov’era molto conosciuto

Agrigento, morto il clochard con la pensione

AGRIGENTO - Stroncato da un malore, se n'è andato una presenza fissa del centro cittadino, personaggio noto agli occhi degli agrigentini, e non solo. Calogero Mossuto, aveva 71 anni, nativo di Favara, ha trascorso gran parte della sua vita ad Agrigento. Da tanti anni era un clochard, quasi una scelta di vita la sua. Stazionava abitualmente dalle parti di piazzale Rosselli, dove all'incrocio della via Imera, aveva creato il suo giaciglio di fortuna, ma lo si vedeva assiduamente seduto sulle scale della Posta centrale, e nelle adiacenze del cinema Astor. Una presenza fissa, mai molesta, e senza chiedere mai niente. Aveva la pensione e con quella tirava avanti. Era famoso anche per la sua personalità, diversa da tanti altri senzatetto, e per le sue improvvise urla apparentemente senza alcun significato.

Ma la sua è stata un'esistenza a due "facce". Per anni dipendente dell'Enel, nell'ultimo periodo lavorativo prima della pensione, diventato funzionario ha ricoperto un ruolo di responsabilità. Era marito e padre di due figlie, viveva in un appartamento a poche centinaia di metri dal Palazzo di Giustizia. Aveva l'hobby della pittura e per i quadri. La sua vita ha avuto un primo sussulto dopo la fine del matrimonio e la separazione dalla moglie. Da li in poi ha abbandonato casa, allontanandosi dagli affetti più cari, e una fragile situazione psichica, lo ha portato a scegliere la strada. Per un lungo periodo ha vissuto all'interno della sua auto, proprio sotto quell'abitazione.

Quell'abitacolo era diventata la sua casa per mesi e mesi, fino a quando fu coinvolto in un incidente stradale, e gli venne ritirata la patente di guida. Un altro breve periodo dove si sistemò in una seconda vettura, per poi abbandonarla definitivamente per scegliere la strada. E da allora diventato clochard. Il "clochard del centro" di Agrigento. Avevano invano provato a convincerlo a lasciare quella vita di stenti, offrendogli una sistemazione, i servizi sociali, così come i suoi familiari, ma Lillo, o il signor Mossuto, come lo chiamavano quasi tutti, ostinatamente, si è sempre arrangiato da sé, con i soldi della pensione, tra una fetta di pizza e un tè caldo. Fino all'ultimo ha rifiutato la "mano" degli altri. Fino all'ultimo, poco prima che il suo cuore cessasse di battere.

Mercoledì pomeriggio, infatti, due Vigili urbani in servizio nei pressi del terminal dei bus, avvicinandosi al "pezzo" di pavimento occupato dal pensionato, si sono resi conto che parlava a fatica, ed era messo piuttosto male. Hanno subito allertato i soccorsi. Il personale medico del 118 lo ha visitato, e valutando le precarie condizioni di salute, ne ha disposto il trasferimento in ospedale. Ma per tutti i presenti convincerlo è stata un'impresa ardua. Di abbandonare quel luogo e le sue "cose" non ha voluto sentire alcuna ragione, decidendo alla fine di restare lì. A fare la tragica scoperta, gli operatori ecologici, ormai erano diventati i suoi amici. Sul posto sono arrivati i poliziotti della sezione "Volanti" e un'ambulanza. Poi è arrivata una delle due figlie, rimasta in silenzio.

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