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Agrigento, il futuro dell'Ovs (e dei lavoratori) è appeso a un filo

In settimana l'azienda deciderà se chiudere il punto vendita. I sindacati attendono con ansia

Agrigento, il futuro dell'Ovs (e dei lavoratori) è appeso a un filo

AGRIGENTO - Il futuro della “fu” Standa è appeso ad un filo. Dopo giorni di dibattito sui social e fiumi di notizie non confermate, è dai vertici della società “Ovs” che arriva un importante riscontro sulla possibile chiusura dello storico punto vendita di via Gioeni.

Lunedì, infatti, arriverà il responso ufficiale sulle scelte aziendali che dovranno essere prese rispetto alla struttura, che pare avrebbe visto negli ultimi anni ridursi in modo estremamente sensibile gli incassi a fronte però di un costo per la locazione degli spazi espositivi abbastanza alto. Quasi sovradimensionato per quello che ormai era divenuto il giro di affari.

L'opzione più probabile, ad ascoltare le voci, è comunque oggi quella della chiusura, con conseguente mobilità-licenziamento dei dipendenti impegnati (una decina in totale) e, anche, l'abbandono di una sede che, comunque, è parte della storia recente della città.

Per ogni agrigentino, infatti, sotto quei portici spesso trasformati in bazar del contraffatto, si trova “la Standa”. Non importa che nel frattempo fosse cambiato il gruppo imprenditoriale di riferimento: per gli abitanti della nostra città quello era ed è rimasto negli anni “Palazzo Standa”, segno di una sedimentazione nella coscienza collettiva di quello che fu a tutti gli effetti il primo “centro commerciale” della città dei Templi. Adesso, probabilmente, arriverà la chiusura, come è già accaduto ad inizio dell'anno in corso per altri punti vendita “Ovs” in altre parti della Sicilia.

La certezza, ci teniamo a precisarlo, non c'è ancora, dato che al momento non sono stati posti in essere tutti gli atti previsti per legge, a partire dalla comunicazione ai sindacati per l'apertura dei dovuti tavoli tecnici di concertazione. Anche la responsabile di Agrigento del negozio, da noi incontrata nella giornata di ieri, nello spiegare di non poter rilasciare dichiarazioni ha comunque ammesso che entro “un paio di giorni” si sarebbe potuto sapere qualcosa sul futuro dell'attività commerciale.

Non resta quindi che attendere fino a lunedì, quando verosimilmente, qualora le notizie fossero negative, partiranno le procedure legali ma, soprattutto, avrà avvio in termini di dibattito pubblico la caccia alle responsabilità e le interminabili discussioni su cosa dovrebbero divenire Via Atenea e le aree limitrofe, dove ormai di vetrine chiuse se ne contano a decine. Un deserto commerciale vero e proprio, dove ci si ostina a imporre la sosta a pagamento (vessando chi lavora in quella zona ma al contempo scoraggiando potenziali acquirenti per i negozi) ma dove ancora oggi (pochi) coraggiosi imprenditori tengono aperte le proprie saracinesche per dare almeno un minimo di parvenza di “salotto” al centro della città.

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