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Cattedrale chiusa da circa 7 anni: la Procura ha aperto un'inchiesta

L' indagine è stata affidata sul campo ad un pool di carabinieri appartenenti a più sezioni

Cattedrale chiusa da circa 7 anni: la Procura ha aperto un'inchiesta

Agrigento - Dall'indagine conoscitiva ad un'inchiesta vera e propria, per accertare eventuali responsabilità sui ritardi nella messa in sicurezza e recupero della Cattedrale, chiusa ormai da quasi sette anni, e a causa della mancanza di interventi, e a forte rischio crollo. L'ipotesi è quella di presunte omissioni sui ritardi (ingiustificati?) della messa in atto dei lavori di messa in sicurezza del costone, su cui poggia il maestoso Duomo di Agrigento. Ad occuparsi del fascicolo, in prima persona, il procuratore capo Luigi Patronaggio. Tutto nasce dai continui rinvii sugli interventi di ripristino da attuare per far fronte all'emergenza. Nel novembre scorso, la prima svolta con l'interessamento della Procura della Repubblica di Agrigento, e l'avvio di un’indagine conoscitiva per comprendere meglio e dettagliatamente la vicenda dell'area del colle. Come primo passo è stata acquisita tutta la documentazione degli ultimi anni, subito passata al setaccio dai magistrati per verificare eventuali ipotesi di reato. Dall'esame cartacea è scaturita la decisione di comparare ogni cosa, attraverso l'espletamento di una seria di rilievi tecnici, e verificare l'attuale stato dei luoghi. L'indagine è stata affidata sul campo ad un pool di carabinieri appartenenti a più sezioni. E ieri mattina, tutti quanti hanno svolto un'ispezione congiunta all'interno della Cattedrale, e lungo il versante collinare. Impiegati una ventina di uomini.

A prendere parte alle operazioni i carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, gli esperti dell'Arma del Nucleo Tutela e Patrimonio di Palermo, i carabinieri forestale di Agrigento, e il personale della sezione di Polizia giudiziaria dei carabinieri presso la Procura, e una squadra dei carabinieri forestale di Reggio Calabria, giunti con un drone, fatto sorvolare più volte, e alla fine risultato utile a catturare dall'alto tutte quante più informazioni possibili. L'intera l'area è stata setacciata palmo a palmo. All'interno del Duomo hanno operato i militari dell'Arma del Nucleo Tutela e Patrimonio, impegnati per alcune ore, con i rilievi tecnici: la misurazione di crepe e lesioni, lo stato della pavimentazione, e le spaccature su alcune pareti. Ma in particolare, in un preciso punto interno dell'edificio, l'attenzione si è concentrata su un vistoso, quanto profondo, "avvallamento" sul pavimento, frutto di tanti smottamenti, che hanno portato ad un abbassamento, tra una zona e altra, di quasi otto centimetri. L'ennesima conferma di come il costone su cui poggia il Duomo, infatti, sprofonda sempre di più, con un concreto rischio di trascinare con sé il luogo sacro. Una situazione come scritto peraltro dalle recenti relazioni della Protezione Civile, che comporterebbe oltre ad un danno artistico e culturale, soprattutto lo sgombero di abitazioni ed esercizi commerciali, di via XXV aprile, l’arteria ai "piedi" del costone. Nel frattempo l’assessore regionale Totò Cordaro, ha fatto sapere che sarà ad Agrigento nella giornata di giovedì, per annunciare le fasi degli interventi previsti: a febbraio cominceranno i lavori di messa in sicurezza del costone con un finanziamento da 1 milione e 600 mila euro (800 mila la Curia e altri 800 il Comune di Agrigento), e poi si procederà alla redazione di un progetto da 5 milioni di euro per i lavori sul Duomo.

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