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Lampedusa, condanna definitiva: l'ex sindaco di Lampedusa De Rubeis si è costituito in carcere

Dovrà scontare una pena di sei anni e nove mesi. E' accusato di avere intascato tangenti in cambio del pagamento celere di crediti che alcuni imprenditori vantavano nei confronti del Comune

Lampedusa, condanna definitiva: l'ex sindaco di Lampedusa De Rubeis si è costituito in carcere

«Da innocente, sconterò la mia pena e ho deciso di scegliere la casa Circondariale di Agrigento con tutte le sue problematiche». Lo ha detto l’ex sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, che si è costituito in carcere dopo la condanna definitiva emessa nella tarda serata di ieri dalla Corte di Cassazione nel processo che lo ha visto imputato per induzione indebita a dare o promettere utilità.

La Suprema Corte ha confermato la condanna, seppur con una lieve modifica e riduzione di pena, da 7 anni e tre mesi a sei anni e nove mesi, per l’ex primo cittadino dell’isola. In primo grado era stato condannato a 5 anni e tre mesi, ma in appello la pena aumentò di due anni, quando la prima sezione della Corte d’appello di Palermo accolse le richieste dell’allora sostituto procuratore generale, Luigi Patronaggio, oggi procuratore capo ad Agrigento.

Secondo l'accusa De Rubeis avrebbe costretto alcuni imprenditori a pagare delle tangenti in cambio della riscossione di alcuni debiti che le vittime vantavano nei confronti del Comune.

De Rubeis si è presentato al carcere di Agrigento e spiega il perché: «E' il carcere che io conosco - dice - nel lontano 2009 mi sono trovato bene e sono stato accolto per 30 giorni come un "figlio sbandato e spaesato"». E annuncia: «L’umiltà per chi mi conosce sa che non mi è mai mancata. Saluto le mie isole Lampedusa e Linosa, i suoi cittadini. Saluto tutti coloro che mi conoscono. Saluto i miei accusatori ed infine i miei avvocati. E come dimenticare la mia famiglia che mi è stata sempre vicina - dice - Mia mamma anziana che spero che la Madonna di Porto Salvo la mantenga in vita e gli dia la forza di vivere. Cognati e parenti, amici, Cristina e la mia cara ed adorata moglie Lucia che ha sofferto e continua a soffrire con me. Prego il Dio della pace che gli dia la forza di andare avanti e sorridere. A me non ci penso. Vado a riposarmi e Dio mi ha dato dal primo momento la forza per sperare e credere in un futuro migliore che arriverà. Grazie anche ai giudici e inquirenti che hanno fatto il loro dovere giudicandomi. Nel mio profondo sono a posto con la mia coscienza nella consapevolezza che prima o poi dovrò essere giudicato da Dio Padre e lui sa e anche bene, quali sono le mie colpe. Pace e serenità a tutti noi che Dio ci aiuti e regni nei secoli».

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