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Acqua inquinata a Lampedusa: scattano sequestro depuratore e 13 avvisi di garanzia

La procura di Agrigento ha accertato livelli di inquinamento da batteri fecali 10mila volta superiori ai limiti di legge

Acqua inquinata a Lampedusa: scattano sequestro depuratore e 13 avvisi di garanzia

Agrigento - Avrebbero dovuto ripararlo in due anni. Invece dal 2012 il depuratore di Lampedusa non funziona e in mare finiscono acque sporche. «Una situazione gravissima», ha detto il procuratore di Agrigento che ha disposto il sequestro dell’impianto e iscritto nel registro degli indagati 13 persone tra cui l’ex sindaco dell’isola Giusy Nicolini e l’attuale primo cittadino Totò Martello.


Mare caraibico a rischio quindi? Il sindaco non ci sta. «Il mare -dice- resta pulito ed immacolato. Solo nella zona di Cavallo Bianco, interessata dall’impianto di depurazione, risultano livelli di inquinamento. Ma nessun allarmismo, il nostro mare resta quello che migliaia di turisti hanno amato ed apprezzato in questi anni. Ritengo che l’avviso di garanzia - aggiunge - sia un 'atto dovutò: quando sono stato eletto sindaco, poco meno di un anno fa, mi sono immediatamente attivato per chiedere all’assessorato regionale all’Energia il motivo per il quale il vecchio impianto di depurazione era stato chiuso, nonostante il nuovo impianto non fosse ancora pronto». «In questa vicenda i lampedusani sono parte lesa - sottolinea- ed io, insieme con loro, sono il primo a chiedere che sia fatta piena luce. L’amministrazione comunale è pronta a fornire tutte le informazioni e quanto sarà necessario alla magistratura per l'accertamento dei fatti». Per la procura il caso è allarmante: i risultati delle analisi fatte sulle acque marine hanno registrato una presenza di batteri coli-fecali 10mila volte superiore a quella consentita dalla legge. Insieme al depuratore sono state sequestrate 600 tonnellate di materiale.


Il Comune, beneficiando di finanziamenti per l’insularità, ha ottenuto 8 milioni di euro per i lavori di ripristino dell’impianto. Ma in questi anni nulla sarebbe stato fatto. «Il progetto prevedeva una serie di step per la consegna degli interventi, tutto si sarebbe dovuto risolvere nel giro di due anni», ha spiegato il sostituto procuratore di Agrigento Alessandra Russo che ha coordinato l’inchiesta. «Qualcosa si è inceppata. Il depuratore non funziona - ha argomentato il procuratore capo Luigi Patronaggio - Venivano utilizzate impropriamente le vasche del vecchio e del nuovo impianto e un tubo, una sorta di collettore, che si vede che spande in acqua i rifiuti melmosi». Gli investigatori - la Guardia costiera prima e i carabinieri del centro Anticrimine natura del comando provinciale di Agrigento - monitorano i lavori e il funzionamento, o meglio il non funzionamento, dal 2015.


Per i 13 indagati le accuse sono, a vario titolo, l'inquinamento ambientale, il falso, la truffa, l’omissione d’atti d’ufficio e la frode in pubbliche forniture. Sotto inchiesta, oltre ai due sindaci, sono finiti, tra gli altri, l'ex direttore generale del dipartimento Acqua e Rifiuti della Regione Sicila Maurizio Pirillo; Felice Ajello, direttore dei servizi attuativi della gestione del servizio idrico della Regione; diversi direttori dei lavori che si sono succeduti nel tempo e Sonja Nunziatina Cannizzo, l’amministratore della Nuroni Srl, società che avrebbe dovuto realizzare il nuovo depuratore. «Abbiamo dovuto necessariamente inviare le informazioni di garanzia a tutti gli amministratori che si sono succeduti dal 2012 ad oggi - ha aggiunto Patronaggio - proprio perché vogliamo capire se ci sono state omissioni penalmente rilevanti. Non escludiamo l’esistenza di reati contro la pubblica amministrazione e inadempienza nelle pubbliche forniture perché questo appalto si è protratto per più tempo e ancora non è stato chiuso». «E' nostra preoccupazione far partire la stagione estiva per cui abbiamo impartito al Comune delle direttive che se verranno rispettate, probabilmente, riusciranno a contenere l'inquinamento ambientale, altrimenti poi si procederà con un amministratore giudiziario», ha concluso.

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