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La Cisl: "Nell'agrigentino mancano almeno 100mila posti di lavoro"

Per il segretario Maurizio Saia il 2018 è stato devastante: "Nel 2019 programmazione e formazione necessarie"

La Cisl: "Nell'agrigentino mancano almeno 100mila posti di lavoro"

Con le festività natalizie e l’approssimarsi del nuovo anno, come ormai consuetudine, è arrivato il momento di tirare le somme.
Per la Cisl agrigentina, guidata da Maurizio Saia, il 2018, ha registrato nel complesso un forte arretramento della condizione economica e sociale della provincia di Agrigento, alla crisi economica e occupazionale si è aggiunto il degrado culturale, identitario e valoriale che sta dividendo il popolo ed alimenta i conflitti.
"I dati economici - continua Saia - ci presentano un quadro impietoso, questa è una provincia che registra poco più di 100 mila occupati, condizione che non ci permette di avere una economia compiuta e che necessita, per riequilibrare il sistema economico, di almeno altri 100 mila nuovi posti di lavoro, dato che evidenzia l’importanza di attuare una grande “legge sul lavoro” che miri a rilanciare tutti i settori merceologici. Le tre direttrici su cui si fondava l’economia agrigentina, pubblico impiego, edilizia e agricoltura da un decennio hanno subito una forte contrazione, l’industria che negli anni ‘70 aveva dato un forte impulso è completamente scomparsa ed il turismo, pur registrando una lieve crescita, da solo non riesce a garantire saldi occupazionali sufficienti. Elencare le crisi aziendali, le difficoltà economiche degli Enti locali, la mancanza di infrastrutture e tutto ciò che serve per rilanciare l’economia, diventa ormai troppo facile e ci interroghiamo su come cambiare l’azione, l’impegno giornaliero per partecipare alla costruzione di un futuro migliore. La responsabilità dovrà essere il punto cardine dell’impegno di tutti, non si possono ignorare le piccole e grandi illegalità nel mondo del lavoro, l’evasione fiscale/contributiva e dei tributi locali, la corruzione. Per questo riteniamo che un grande plauso deve essere fatto alle istituzioni, alla magistratura e alle forze dell’ordine che con grande fatica combattono ingiustizie ed illegalità per ripristinare la normalità, a cui manifestiamo il nostro compiacimento e ci impegniamo ad una maggiore collaborazione. Tanti, troppi, giovani lasciano le nostre famiglie per trovare un lavoro, per studiare, per accrescere la propria professionalità sempre più spesso lontano dall’Italia e quei pochi che restano fanno fatica a resistere alle tentazioni della criminalità, sintomatico il fatto che, sempre più spesso, apprendiamo di arresti di ragazzi per spaccio di sostanze stupefacenti. Programmazione, formazione e una visione ventennale legata alle competenze per creare lavoro, sono fondamentali per diventare protagonisti di un cambiamento del mondo che ancora non riusciamo ad immaginare del tutto, puntare sui nostri ragazzi risulterà vincente".

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