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Agrigento

Sea Watch, «Carola ha disobbedito»: chiesta convalida di arresto

Di Redazione

AGRIGENTO - Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, il suo vice Salvatore Vella e il pubblico ministero Gloria Andreoli hanno chiesto stasera la convalida dell’arresto di Carola Rakete, comandante della nave Sea Watch3. I reati contestati sono rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza contro nave da guerra e navigazione in zone vietate. I pm chiedono solo il divieto di dimora in provincia di Agrigento. Domani mattina il Gip Alessandra Vella fisserà l’interrogatorio di convalida nel quale sarà assistita dagli avvocati Leonardo Marino e Alessandro Gamberini.

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Carola Rackete è ai domiciliari in un’abitazione top secret a Lampedusa, dopo aver violato il divieto di entrare in porto, speronando una motovedetta della Gdf durante l’attracco. Un arresto criticato dal presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che difende la sua connazionale e tuona: «Ci aspettiamo che l’Italia affronti un caso del genere in modo diverso. Coloro che salvano vite umane non possono essere criminali». Secca la replica del ministro Salvini: «Si occupi di ciò che accade in Germania e inviti i suoi concittadini a evitare di infrangere le leggi italiane, rischiando di uccidere uomini delle Forze dell’Ordine italiane. A processare e mettere in galera i delinquenti ci pensiamo noi».


Scontro analogo con la Francia che - attraverso la portavoce del governo Macron - «si rammarica» che sulla vicenda Sea Watch si «sia arrivati a questa situazione, perché il governo italiano fa purtroppo la scelta di una strategia per rendere isterico» il dibattito su «argomenti chiaramente molto dolorosi». Immediata, anche in questo caso, la replica di Salvini: «Visto che il governo francese è così generoso (almeno a parole) con gli immigrati, indirizzeremo i prossimi eventuali barconi verso Marsiglia».


Soddisfazione dall’Ue, invece, per l’accordo tra i cinque Paesi della Comunità sulla distribuzione dei migranti scesi dalla Sea Watch. «È così che dobbiamo lavorare in Europa», ha detto il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans.
Sulla vicenda è intervenuto anche il premier Conte che, pur senza polemizzare direttamente con i colleghi europei, ha definito il braccio di ferro tra la ong e il governo italiano come «un ricatto politico deliberato sulla vita di quaranta persone». E se la Merkel gli chiederà di Carola Rackete "potrebbe essere l’occasione per chiedere a che punto è la Germania con l’esecuzione della pena dei due manager della Von Thyssen che sono stati condannati in Italia in via definitiva». Ma il flusso di arrivi a Lampedusa è senza sosta. Un barcone è stato segnalato alle centrali operative di Malta e Italia dalla Open Arms, l’imbarcazione della Ong catalana che si trova al largo di Lampedusa. «A bordo ci sono anche 4 bimbi, tre donne incinte e i migranti sono molto disidratati: sono in mare da 3 giorni». Alla richiesta di soccorso ha risposto l’Italia inviando una motovedetta della Guardia di Finanza e recuperando tutti i 55 naufraghi. Poche ore prima era giunto un barchino con a bordo 17 tunisini.


Carola Rackete, intanto, è «molto provata» per quanto accaduto - spiegano i suoi legali -, ma allo stesso tempo «molto forte e lucida» nel rivendicare le sue scelte. Queste ultime restano ancora al centro delle polemiche. La comandante ha spiegato di aver forzato il blocco per uno «stato di necessità», e in particolare per il rischio che i migranti a bordo, prostrati dalla lunga permanenza in mare, potessero compiere gesti autolesionistici, fino al suicidio. Una versione che non convince il ministro dell’Interno: «Ma se nessuno dei 41 immigrati a bordo aveva problemi di salute, di quale necessità parlava?», dice Salvini. Il capogruppo Pd, Graziano Delrio, che insieme ad altri parlamentari italiani era salito sulla Sea Watch, ha spiegato che dopo il raggiungimento dell’accordo per i ricollocamenti, il ministro dell’Interno non ha dato indicazioni «nonostante avesse annunciato che una volta raggiunta l’intesa avrebbe dato l’ok allo sbarco in 5 minuti. Quindi, a notte fonda la capitana ha deciso di portare l’imbarcazione in porto, c'erano persone con problemi di salute e psicologici. Era una crudeltà inutile».
E dopo il caso Sea Watch il vicepremier Di Maio ha annunciato una proposta, allo studio dell’M5s, per confiscare le navi che "provocano" il nostro Paese. «Se entri nelle nostre acque violando la legge - spiega - , perdi definitivamente l'imbarcazione, senza attenuanti e multe che incidono ben poco».

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