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Lorena, una ragazza che aveva lottato per costruirsi un futuro tutto suo

Agrigento

Lorena, una ragazza che aveva lottato per costruirsi un futuro tutto suo

Di Franco Castaldo

FAVARA - Quando ieri le agenzie di stampa e i siti di informazione online hanno battuto la notizia dell’uccisione di Lorena Quaranta, nessuno dei suoi familiari sapeva dell’accaduto.

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Tra incredulità e dolore i parenti della giovane hanno cominciato a tempestare di chiamate le redazioni giornalistiche. L’approccio telefonico è stato tremendo: «Avete scritto della morte di Lorena, noi non sappiamo nulla. Vi siete sbagliati. Chi vi ha dato la notizia?».

Poi, la dolorosa e terribile conferma.

Pietoso il compito di chi ha dovuto informare i genitori ancora all’oscuro di tutto. Ancor più doloroso il loro viaggio da Favara a Furci Siculo per ritrovare, poco prima delle 16 di ieri, la figliola morta, dopo aver attraversato mezza Sicilia e aver dovuto spiegare più volte il motivo del loro spostamento nei diversi posti di blocchi incontrati lungo il percorso.

Lorena Quaranta era una bellissima ragazza. Di quelle che quando passava per le vie di Favara faceva girare lo sguardo a molti. Bellezza mediterranea, di impatto immediato. Solare e impegnata socialmente. Il suo ultimo messaggio - in tema Coronavirus - postato su Facebook, il 27 marzo scorso titolato “Inaccettabile”, dà l’idea dei valori di cui si nutriva: «Ora più che mai bisogna dimostrare responsabilità e amore per la vita. Abbiate rispetto di voi stessi, delle vostre famiglie e del vostro Paese. E ricordatevi di coloro che sono quotidianamente in corsia per curare i nostri malati. Rimaniamo uniti, ognuno nella propria casa. Evitiamo che il prossimo malato possa essere un nostro caro o noi stessi». E l’immagine di copertina del social titolata con “Il mio posto”, mostrava Lorena con mascherina e camice all’ingresso del reparto ospedaliero.

Nel Messinese era andata per coronare il suo sogno: diventare medico. Le mancavano pochi esami per riuscirci. Intanto, lasciando Favara aveva messo alle spalle brutte storie giudiziarie (il blitz antimafia “Fratellanza” e l’inchiesta sull’omicidio del piccolo Stefano Pompeo) che avevano coinvolto il padre, «l’uomo più importante della mia vita», aveva scritto Lorena in un post. Ma a Favara abitava stabilmente il suo cuore. Conseguita la maturità scientifica e oltrepassato un amore adolescenziale complicato e contrassegnato dalla gelosia, Lorena sembrava aver trovato la serenità sentimentale con Antonio De Pace, di Vibo Valentia, collega universitario che alla fine si è rivelato il suo boia. Ci teneva al suo amore, la povera Lorena. Nulla lasciava presagire l’omicidio.

Ieri a Favara tutti hanno voluto ricordarla con piccoli e grandi gesti di umana pietà. I commenti su Facebook sono stati migliaia e altrettanti, ma di tutt’altro tenore, quelli sul profilo del suo assassino.

Sentimenti di sgomento, dolore, incredulità uscivano dalle case di una città deserta e già resa spettrale dalle restrizioni legate al coronavirus. Il sindaco Anna Alba racconta: «Favara oggi si è svegliata fra le lacrime». Parla di « un gesto vile, ignobile» e aggiunge: «Favara vive la tragedia nella tragedia. La nostra comunità si stringe al dolore della famiglia Quaranta». Il sindaco ha poi anticipato: «Chiederò all’arcivescovo di Agrigento di fare un’eccezione per i funerali, magari consentendo la presenza in chiesa ai soli stretti familiari. Non poterla salutare per l’ultima volta sarebbe un secondo enorme dramma».

Il presidente dell’associazione Fabaria donna, il medico Giusy Sutera Sardo, ammette: «Ci sentiamo stravolte e ti siamo vicine gridando con forza basta femminicidio. Io lo faccio e lo farò giorno per giorno per te e per tutte quelle donne, che come te hanno sofferto e hanno dovuto lottare con un uomo che si è rivelato “mostro” e con un amore che si è trasformato in ossessione». Antonella Morreale, presidente del Centro italiano femminile di Favara aggiunge: «Al male non c'è mai fine, non possiamo che condannare l'ennesimo femminicidio compiuto tra le mura domestiche. A Lorena, giovane vittima, avremmo voluto augurare un prospero futuro da medico e non alzare la voce per dire “basta”. Condanniamo questo vile gesto in un momento difficile per il mondo intero in cui siamo chiamati all'unità e al rispetto reciproco».

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