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Nell'Agrigentino un dipendente pubblico ogni 100 abitanti

L'analisi del personale in servizio nei vari comuni della prvincia in rapporto alla popolazione residente: in assenza di concorsi e pianta organica, ovunque domina il precariato

Nell'Agrigentino un dipendente pubblico ogni 100 abitanti

AGRIGENTO - In provincia di Agrigento, se va bene, ogni comune ha un dipendente pubblico per ogni 100 abitanti, compresi i bambini e, ovviamente, gli stessi dipendenti pubblici.Un esercito di lavoratori che interessa tutti i Municipi, dai più grandi ai più piccoli e che sono gli stessi Enti, per quanto con notevole ritrosia, a “raccontare” la propria dotazione organica, nelle pagine dei siti on line dedicati alla cosiddetta “Amministrazione trasparente”. Numeri non sempre aggiornati (in molti casi si parla del 2013 o del 2014) e non sempre pienamente leggibili.

 

Quello che emerge con chiarezza, tuttavia, è che gran parte dei comuni analizzati hanno rapporti tra dipendenti, considerando precari e a tempo indeterminato, e popolazione stratosferici. I numeri più importanti, lo diciamo subito, riguardano i centri di dimensioni medio-piccole. Se è il caso di ricordare il caso di Comitini (1 dipendente ogni 64 abitanti), Cammarata e San Giovanni Gemini possono contare su un rapporto di 1/47 e 1/82. Stesso dicasi per Bivona, dove i dipendenti sono 95, con un rapporto di 1/38.

 

I grandi centri, tuttavia, non sono esenti dalle medesime problematiche. Prendiamo la fascia tra i 20mila e i 60mila abitanti: ad Agrigento, ad esempio, i dipendenti indicati in Amministrazione trasparente sono 585, ovvero 1/115 abitanti. E se Canicattì e Palma di Montechiaro sono esempi “positivi” (il rapporto è rispettivamente di 1/154 e 1/168) e Sciacca si ferma a 1/113, il caso peggiore è a Favara, dove i lavoratori sono 1 ogni 74 abitanti. Troviamo poi Licata, dove i dipendenti sono 398, quindi 1 ogni 95 abitanti e Porto Empedocle, dove invece sono 1 ogni 108 abitanti. Nella fascia “media” troviamo poi Ribera, dove il rapporto è di un dipendente comunale ogni 130 lavoratori e Raffadali, dove invece il rapporto è 1/106.

 

Se questi sono i numeri crudi, averne una “traduzione” è un altro paio di maniche. Sì perché, a ben vedere, molti di questi Comuni hanno vuoti in pianta organica. Perché? Semplicemente perché i lavoratori a tempo determinato sono un vero e proprio esercito. In alcuni casi, pur lavorando un numero minore di ore da contratto, sono più dei lavoratori a tempo indeterminato. Un esempio è Favara, dove i precari sono 172 a fronte di 139 dipendenti “stabili”.

 

Ma ci sono anche piccoli comuni dove questo accade: citiamo il caso di Joppolo Giancaxio, dove i dipendenti di ruolo sono 3 e 12 sono i precari. Lavoratori che, oggi, non sono in molti casi nelle condizioni di entrare nel “sistema” dato che non si procede con le stabilizzazioni e, men che meno, con i concorsi. Così, guardando i parametri imposti dal Governo, gran parte dei Comuni risulta perfettamente in linea con quanto imposto nei rapporti lavoratori-dipendenti. Capire, invece, quale sia il reale costo per la collettività e quale il ritorno per gli abitanti è un’altra storia.

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