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Un arresto e una denuncia nel fine settimana

Agrigento

Licata: ragazzini utilizzati come vedette, le donne preparavano le dosi

Di Gaetano Ravanà

Avevano creato una vera e propria piazza di spaccio, nelle vicinanze delle palazzine popolari, di via Torquato Tasso. A finire nella “rete” dei Carabinieri della Compagnia di Licata, un’intera famiglia, e alcuni degli indagati, coinvolti nell’inchiesta sulle torture ai disabili. Raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare, agli arresti domiciliari, firmata dal Gip del Tribunale di Agrigento, dietro richiesta della Procura, sono Antonio Casaccio, 27 anni, nato a Napoli, ma da tempo residente a Licata, attualmente detenuto per l’altra vicenda, e Jason Lauria, 25 anni, licatese, colui che avrebbe girato i video con il cellulare, poi diffusi sui social.

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Nell’inchiesta sono indagate anche due donne di Licata, colpite dall’obbligo di dimora nel comune di residenza. Tutti sono accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I particolari dell’indagine sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina, al Comando provinciale di Agrigento. Presenti il comandante della Compagnia di Licata, il capitano Francesco Lucarelli, e il tenente Carmelo Caccetta.

L’indagine, portata avanti, fra il 2019 e il 2020, attraverso attività investigative tecniche e con pedinamenti, ha permesso di “cristallizzare” numerosi episodi di spaccio di cocaina, hashish, e marijuana, e soprattutto un continuo via vai di acquirenti, e consumatori.

Alcuni minorenni, pure uno imputabile, ma anche maggiorenni, avevano il ruolo di “vedette”, e tenevano d’occhio l’area dello smercio, con il compito di avvisare eventuali controlli delle forze dell’ordine. Le due donne, invece, si sarebbero occupate di preparare le dosi, consegnandole ai pusher sulla strada. Durante l’attività investigativa, si è avuto modo di verificare un episodio che ha destato particolare allarme in quanto uno degli spacciatori è riuscito ad organizzare una cessione di stupefacente ad una donna, per il tramite del marito, che parlava indisturbato dal carcere di Agrigento, dove era detenuto per altra causa.

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