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Agrigento

Sicilia, un'impresa su quattro opera nel settore del turismo ma pesa la carenza di infrastrutture

Di Redazione

Il turismo si rivela settore guida per lo sviluppo della Sicilia che si attesta al primo posto fra le regioni del Mezzogiorno per numero di imprese artigiane legate al settore.

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E’ quanto emerge dall’elaborazione dell’ufficio studi di Confartigianato su dati Unioncamere-Infocamere, nel corso della convention del Mezzogiorno di Confartigianato.


Nell’isola sono 16.368 le imprese registrate al secondo trimestre 2016, pari al 25,3% del totale del tessuto imprenditoriale interessato dalla domanda turistica nel Mezzogiorno.


Nell’artigianato il peso delle imprese coinvolte nel settore è pari al 21,8% del totale dell’artigianato regionale (75.203 è il numero complessivo delle pmi artigiane nel territorio), percentuale superiore di sei punti rispetto alla media nazionale che si attesta al 15%.

Cifre che collocano la Sicilia al primo posto fra le regioni del Mezzogiorno per il maggior numero di pmi interessate al turismo, seguita da Campania (21,3%) e Calabria (19,1%).

Nella regione è Catania a registrare la crescita più elevata nell’artigianato turistico, con un incremento dell’1% pari a 3.718 imprese, risultato migliore fra tutte le province del Mezzogiorno. A seguire Palermo con 3.468 imprese turistiche, Messina con 2.461 imprese, Agrigento con 1.432, Trapani con 1.451, Siracusa con 1.292, Ragusa con 1.106, Caltanissetta con 789 e per ultima Enna con 651 imprese.

"Questi dati - afferma Filippo Ribisi, presidente della Federazione regionale degli artigiani - provano che malgrado l’arretratezza infrastrutturale della Sicilia, che da sola conquista l’80% di gap infrastrutturale di tutto il Paese, il turismo è vivo e rappresenta il settore guida dell’economia dell’Isola. Questo il motivo per cui oltre 16 mila imprese artigiane che operano nel territorio sono ad esso collegate. Basti pensare che fra le regioni con più prodotti di qualità, la Sicilia che ne ha 29 prodotti, è terza nella classifica regionale italiana".

"Ora - conclude Ribisi - dovrebbero essere i nostri governanti a far tesoro di questi numeri, lavorando seriamente su quelle carenze infrastrutturali, vero freno per lo sviluppo dell’Isola".

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