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Agrigento: vendesi chiesa, prezzi modici

Il grande immobile settecentesco viene offerto a «soli» ventimila euro. A deciderne l'alienazione è stata l'Arcidiocesi

Agrigento: vendesi chiesa, prezzi modici

AGRIGENTO - Vendesi chiesa settecentesca. Prezzi modici. Anche troppo, secondo alcuni. Quella che vi stiamo per raccontare è una normale storia di vendite immobiliari, di quelle che mettono in disaccordo i componenti della famiglia. Solo che, dentro, ci sono la chiesa di San Libertino a Bibbirria (dal martirio del protovescovo del II secolo e dal suo “anatema” “Gens iniqua, plebs rea, non videbis ossa mea” viene la via Plebis Rea), e la parrocchia all’interno del quale l’immobile ricade per “giurisdizione”.

A mettere in vendita quello che negli anni 50 fu trasformato in un grosso e sgraziato casermone in cemento, l’Arcidiocesi di Agrigento, la quale ha così ritenuto di liberarsi di un bene non utile, privo di particolari pregi (anche se la struttura è vincolata come bene culturale dallo scorso anno e conserva ancora un tetto ligneo estremamente affascinante) e che, soprattutto, ha necessità di importanti interventi di manutenzione e tutela. Ma non solo: l’Arcidiocesi vanta un credito nei confronti della parrocchia per lavori realizzati su alcuni beni, tra i quali proprio San Libertino e San Girolamo. Insomma, bisognava fare cassa. Così, con procedura diretta, si è avviata una trattativa con un singolo privato, il quale ha proposto pare circa 20mila euro.

E qui nasce il problema. Sì perché ad opporsi alla proposta è stato il comitato affari economici della Parrocchia, il quale ha ritenuto non congruo l’importo richiesto (che, nei fatti, copre unicamente il credito della Diocesi), chiedendo di attivare delle iniziative che possano cercare nuovi acquirenti e valutare quindi se qualcuno è interessato ad acquistare ad un prezzo più alto la struttura. I soldi restanti, è l’auspicio a quanto pare, dovrebbero/potrebbero rimanere nelle casse della Parrocchia, che conta anche la chiesa della Badiola, per iniziative proprie.

Quindi, al momento, non un “no”, ma un semplice “vediamo”, alla ricerca di un’offerta pi

vantaggiosa. Uno “stop”, comunque, che ha un po’ infastidito la struttura burocratica della Chiesa agrigentina, che non solo attende di recuperare le somme impegnate, ma è pronta a spostare sulla Parrocchia l’eventuale responsabilità civile e patrimoniale dell’immobile che, come dicevamo, ha bisogno degli importanti interventi di manutenzione.

Beh, è il caso di dirlo: beati i Poveri.

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