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Agrigento

Agrigento, al Consiglio comunale i tagli non sono bastati

Di Gioacchino Schicchi

AGRIGENTO - Taglia di qui, taglia di lì, ma alla fine il Consiglio comunale di Agrigento è costato più di quanto gli uffici avevano preventivato. Aula “Sollano” ha infatti prosciugato il fondo a propria disposizione – ammontante a 130mila euro solo per il pagamento dei gettoni – e attende a “credito” che venga liquidato ai consiglieri comunali il lavoro svolto a dicembre.

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In totale, tra somme certe e 15mila euro attualmente impegnate in modo precauzionale, le liquidazioni ammontano (a lordo ) ad oltre 148.700 mila euro.

Tanto o poco? Dipende dal metro di misura.

Di certo meno di quanto sia costato nel recente passato. Stando ai dati, se il Consiglio costava, con un gettone di presenza di 112 euro, circa 500mila euro, la somma scese con la nuova Consiliatura a 250mila euro nel 2012 e 265mila euro nel 2013, mentre nel 2014 vennero erogate ben 345.687 euro, con il gettone che era stato però già ridotto a 35 euro circa. A questi importi bisognerebbe aggiungere gli oneri per il rimborso ai datori di lavoro. Nel primo semestre 2015 l’importo impegnato fu di oltre 96mila euro, mentre non c’è ancora una quantificazione esatta per il 2016, per quanto la somma pare abbia abbondantemente superato le 100mila euro.

Quindi, è costato molto o poco? Ancora dipende. Perché ad esempio un anno di Consiglio, in termini di costo, non è arrivato a quanto necessario per pagare sei mesi di Giunta. Basta leggere la relazione di accompagnamento del bilancio 2015, la quale certifica che dal giugno al dicembre di quell’anno la squadra Amministrativa è costata 195mila euro. Che moltiplicato per due farebbe 390mila euro, cosa più cosa meno. Numeri già visti, ma anche qui con altri strumenti di misura. Tanto costava l’Amministrazione (all’interno di questa voce rientra anche la Presidenza del Consiglio comunale) nel lontano 2011, quando però gli assessori erano 10 e non 6 come è adesso. Non solo, ma la Giunta Zambuto, probabilmente solo per motivazioni politiche, come fece sibillinamente notare una volta il sindaco Lillo Firetto, applicò a ridosso della campagna elettorale una riduzione che fece scendere il tetto dalle 279.818 euro spese nel 2012 alle 115 del 2014.

E dire che gli appelli – in realtà solo provenienti dalle opposizioni in Aula – alla riduzione delle indennità in questo anno e mezzo di Amministrazione sono stati numerosissimi. Semplici appelli mediatici, a volte, atti presentati e bocciati dalla Maggioranza in altri. Eppure il Consiglio comunale, prodigo a non scomodare il diritto della Giunta di ricevere quanto previsto per legge (che nessuno vuole negare, anzi, stupisce che alcuni assessori debbano farsi carico con risorse proprie di spese per la città ), sembra più disponibile al sacrificio quando si tratta di sé stessi. Con la paura sempre presente che una tv nazionale sbuchi alla porta a fare i conti e a strappare interviste imbarazzanti, si cerca di ridurre i costi, persino sui minuti disponibili per i consiglieri di intervenire, al fine di non far accrescere quanto necessario per pagare il servizio di registrazione e verbalizzazione. Adesso, come annunciato non molto tempo fa, l’Amministrazione sembra pronta all’estremo sacrificio solo nel contesto di un piano di riequilibrio pluriennale per scongiurare il dissesto finanziario.

Anche lì, vedremo i numeri. E capiremo, forse, se è tanto o poco.

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