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Il 55% delle strade dell'Agrigentino risulta dissestato

Impietoso esito di uno studio redatto dalla Protezione Civile regionale in materia di viabilità e rischi idrogeologici

Il 55% delle strade dell'Agrigentino risulta dissestato

AGRIGENTO - Il 55% delle strade statali e provinciali che attraversano la provincia di Agrigento presentano fenomeni di dissesto censiti. Significa che su 1859 chilometri di assi viari, oltre 1400 sono stati almeno una volta colpiti da una frana, da un distacco di materiale fangoso o da un qualunque altro fatto che ha messo più o meno a repentaglio la sicurezza pubblica.

Il dato, allarmante ma inquietantemente in linea con le altre province siciliane è stato inserito in uno studio redatto dalla Protezione civile Regionale, ovvero il Piano dedicato alla vulnerabilità delle infrastrutture stradali ai fenomeni di dissesto idrogeologico. Un censimento realizzato attraverso comunicazioni formali da parte degli organi territoriali ma anche sommando notizie di stampa che, oltre ad individuare le criticità ne da anche una specifica connotazione. Rispetto alla nostra provincia, infatti, nella maggior parte dei casi i fenomeni registrati hanno riguardato scorrimenti di materiale dai bordi della strada sulla carreggiata, cui si sono aggiunti, in piccolissima parte, anche crolli.

E se parzialmente salva questi fenomeni è la viabilità intorno al capoluogo, la situazione si fa molto più complessa man mano che ci si sposta verso nord, con le zone della montagna tra le maggiormente critiche. Il tutto si traduce in una tendenza (ovvero, la possibilità che una data strada possa essere colpita da questa tipologia di fenomeni) che raggiunge l'85% dei chilometri delle strade Statali e sfiora il 50% di quelle Provinciali.

Insomma, un patrimonio assulutamente a rischio, con conseguenze – è la stessa Protezione civile ad evidenziarlo – molto gravi sulla produttività e la vita dei territori, dato che queste strade sono spesso l'unico modo per raggiungere agglomerati abitati più grandi o strutture di servizio come gli ospedali.

Ma non basta. Negli anni, purtroppo, le strade sono state spesso progettate senza tenere realmente in considerazione la rete idrogeografica. Così si sono creati quelli che in gergo si chiamano "nodi", ovvero intersezioni tra viabilità e corsi d'acqua, o, genericamente, "qualsivoglia situazione per la quale sia temibile una situazione di potenziale rischio relativa all’interferenza tra acque superficiali ed elementi antropici". Traduzione spicciola: situazioni nelle quali la piena di un fiume rischia di travolgere e rendere inutilizzabile una strada. In provincia i nodi censiti sono ad oggi 1946, ovvero 0,66 per chilometro quadrato di superficie. Il quarto dato a livello siciliano. La maggiore incidenza dei nodi si riscontra lungo le strade provinciali, cui seguono quelle rurali e le Statali. E se i soldi per le manutenzioni, da parte di Comuni ed ex Provincia, scarseggiano, la strada intrapresa dalla Protezione civile è quella del potenziamento del censimento del territorio. Un monitoraggio più puntuale per prevenire le frane più che "curarle" una volta che sono accadute.

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