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Sempre più emergenza randagi e meno male che ci sono i privati

Troppi cani, anche mordaci, in giro per le nostre città: pericolo ma anche business

Sempre più emergenza randagi e meno male che ci sono i privati

Agrigento - Un fenomeno dai numeri emergenziali, gestito però senza strumenti, strutture e programmazione.

Il randagismo in molti centri della nostra provincia è divenuta una vera e propria piaga rispetto alla quale, tuttavia, i Comuni sembrano non poter fare molto. E questo non tanto perché le casse dei Municipi sono generalmente vuote, ma piuttosto perché in tutti questi anni nell'Agrigentino non si è investito in termini di infrastrutture. I canili comunali sono pochissimi e tutto è demandato ai privati. Peccato che, in ballo, ci siano spesso somme anche a tre zeri, dato che la cura di un cane costa circa 4/5 euro al giorno.

Partiamo dal capoluogo. Qui esiste solamente una struttura non ancora completata in contrada Consolida che, comunque, servirà solo come rifugio sanitario per un limitato numero di animali: qui potranno essere solamente medicati, chippati e sterilizzati. Per la gestione del servizio vero e proprio l'Ente ha realizzato un bando da 250mila euro appaltato alla Sigma Srl di Siculiana. A queste somme si sono aggiunte, per l'anno 2016, oltre 108mila euro liquidate all'Enpa per la gestione del canile di contrada Ciavolotta dove sono ospitati un'ottantina di animali. Struttura che lo stesso Ente aveva giudicato non adeguato per ospitare tutti i cani che lì erano presenti da anni e che, nel frattempo sono stati inviati a Francolise, in Campania per essere ospitati dalla società “Dog's town”.

Nei primi 2 mesi dell'anno il Municipio ha pagato ulteriori 38mila euro, delle quali 20mila sono andati alla Sigma e 10mila proprio ad Enpa. La struttura di Siculiana oggi ospita anche in modo provvisorio i cani catturati a Canicattì – in attesa che il rifugio sanitario venga riaperto -. Per far fronte all'emergenza dei cani presenti per strada nelle scorse settimane il sindaco ha emesso un'ordinanza per la cattura. Numeri importanti si registrano anche a Sciacca: in assenza di un canile comunale gli animali vengono invitati a tre privati, gli unici presenti nel territorio (“Ciupei Andrea” di Santa Margherita Belice, “Acquisto Peppino” di Ribera e “Multiservice Bono Carlo” di Sciacca, il più grande dei tre) che si suddividono i circa 250 cani ospitati per un costo annuo nel 2016 di 290mila euro. Tra i grandi centri l'unico ad avere un canile comunale è Licata, dove il Comune ha stanziato 32mila euro per la gestione dell'impianto assegnato all'associazione “I Delfini”. Somma provvisoria che andrà poi integrata durante l'anno e che serve però solo per la gestione dei cani già ospitati: per strada ci sono oggi non meno di un migliaio di animali. Il canile raccoglie anche i cani provenienti da Palma di Montechiaro (altre 24.519 euro). I cani provenienti dal comune di Favara sono invece ospitati a Calanissetta in una struttura gestita dalla società “Mimiami” per un costo di oltre 5mila euro al mese. E mentre a Porto Empedocle l'ente ha investito risorse per rimettere a regime il rifugio comunale di contrada Fauma, importi non particolarmente significativi si spendono a Naro, Camastra o Campobello di Licata.

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