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Palermo, sequestrati beni a presidente ordine veterinari

Provvedimento emesso dal Tribunale nei confronti di Paolo Giambruno accusato, con altri 28, di reati contro la pubblica amministrazione. Inoltre sarebbe ritenuto vicino a esponenti mafiosi / GUARDA IL VIDEO

Redazione La Sicilia

08 Aprile 2015, 08:04

Palermo, sequestrati beni a presidente ordine veterinari

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La Polizia ha eseguito a Palermo e provincia un provvedimento di sequestro patrimoniale, ai sensi della normativa antimafia, nei confronti di Paolo Giambruno, direttore del Dipartimento di prevenzione veterinario dell’Asp di Palermo, nonché presidente dell’Ordine dei medici veterinari della Provincia di Palermo. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale su proposta della Procura della Repubblica, a conclusione delle indagini preliminari, nell’ambito del procedimento penale che vede coinvolte 29 persone tra cui funzionari, dirigenti dell’Asp ed imprenditori del settore alimentare, la cui attività investigativa è stata svolta dalla Digos della Questura di Palermo.

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Gli indagati, sono accusati di reati contro la pubblica amministrazione e la violazione della normativa a tutela della salute pubblica nella commercializzazione di alimenti. Secondo gli investigatori, è stato “evidenziato un sistema di rapporti, a livello imprenditoriale, intrattenute dal funzionario pubblico con Cataldo Salvatore, accusato di mafia a Carini”. Sempre secondo i magistrati, sarebbero “emerse numerose irregolarità nell’ambito dei controlli sanitari dal Dipartimento di prevenzione veterinario dell’Asp, sulla qualità delle carni da destinare al consumo”.

 

 

L'INCHIESTA. L’indagine è stata coordinata dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dai pm Gery Ferrara e Claudia Bevilacqua. Giambruno è indagato per concussione, abuso d’ufficio, falso e truffa aggravata, commessi nell’esercizio delle sue funzioni e per intestazione fittizia di beni dell’imprenditore mafioso di Carini Salvatore Cataldo, attualmente detenuto.
Le indagini, avviate a fine 2010, nascono dalla denuncia di un medico veterinario del servizio sanitario pubblico che ha raccontato alla Digos di illegalità commesse nella gestione del Dipartimento di Prevenzione veterinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale. Un sospetto, quello del medico, confermato dalle intercettazioni disposte dalla Procura, che hanno fatto emergere responsabilità di 29 tra funzionari e dirigenti del dipartimento veterinario, allevatori e amministratori di aziende, per reati che vanno dall’abuso d’ufficio, alla concussione, al falso ideologico, alla truffa aggravata fino al commercio di sostanze alimentari nocive.
Tra gli episodi contestati emergerebbe, tra gli altri, quello relativo ai controlli sanitari disposti dal Dipartimento Veterinario sulla qualità delle carni da destinare al consumo. Giambruno, con la complicità di un altro veterinario, avrebbe chiuso un occhio sui controlli per agevolare un allevatore che avrebbe voluto commercializzare capi di bestiame infetti. Nel corso dell’inchiesta è stato sequestrato l’intero allevamento dell’imprenditore: attraverso una consulenza tecnica disposta dalla Procura di Palermo è stata accertata la presenza di numerosi bovini malati destinati alla vendita. Giambruno, inoltre, avrebbe commesso irregolarità nel rilascio delle certificazioni per una azienda di prodotti dolciari di Carini e ad una di prodotti ittici di Lampedusa che avrebbero dovuto esportare i prodotti all’estero.
 

 

SEQUESTRO MILIONARIO. Ammonta a milioni di euro il patrimonio sequestrato dal tribunale di Palermo al direttore del dipartimento Veterinario Paolo Giambruno, indagato per intestazione fittizia di beni del mafioso di Carini Salvatore Cataldo, concussione, falso, abuso d’ufficio, truffa. Sotto sequestro sono finiti conti correnti, conti deposito titoli, l’intero capitale sociale e il complesso dei beni aziendali della società “Penta engineering immobiliare s.r.l.”, con sede legale a Palermo e capitale sociale di 100mila euro il cui amministratore unico è un familiare del funzionario, l’intero capitale sociale e il complesso dei beni aziendali della società “Unomar s.r.l.” con sede legale a Carini (Pa), con capitale sociale di 10.200 euro, il cui amministratore unico è, anche in questo caso, un familiare del funzionario, la società “Marina di Carini s.r.l.” con sede legale a Palermo, con capitale sociale di 72.531 euro, anche questa controllata di fatto da parenti di Giambruno.
Sequestrata un’enorme mole di documenti - atti di compravendita di beni mobili e immobili, atti di cessione di quote societarie, verbali di assemblee societarie, atti costitutivi e statuti di società aventi come ragione sociale la compravendita immobiliare e la vendita di barche da diporto e documentazione bancaria - che proverebbero le partecipazioni e le cointeressenze societarie del nucleo familiare del direttore con quello del mafioso. Tra le numerose società di capitale quella che si sarebbe dimostrata più redditizia sarebbe stata la Penta Engineering Immobiliare s.r.l., nel cui pacchetto societario figurava sin dalla sua costituzione da Cataldo. La maggior parte delle compravendite immobiliari sarebbero state concluse nel territorio controllato da Cataldo. Il rapporto societario tra il mafioso e Giambruno sarebbe proseguito anche dopo la cessione delle quote societarie del boss al figlio.
Circostanza che sarebbe confermata dai numerosi assegni circolari sequestrati durante le perquisizioni. Tra i numerosi titoli di credito sequestrati nell’abitazione del funzionario anche quelli emessi da una società di Carini, riconducibile alla famiglia mafiosa dei Pipitone, con la quale il dipendente pubblico avrebbe concluso un affare immobiliare, e quelli riguardanti l’acquisto e la successiva vendita di uno stabilimento industriale nell’agglomerato industriale di Carini acquistato per un importo di oltre 2 milioni e successivamente rivenduto a terzi a 3.250.000 euro.

 

GLI INDAGATI. L’avviso di chiusura dell’indagine che coinvolge il direttore del Dipartimento di prevenzione veterinario dell’Asp di Palermo, Paolo Giambruno, accusato di essere prestanome di un mafioso e di una serie di irregolarità nei controlli per il rilascio di autorizzazioni sanitarie, è stato notificato anche ad altre 28 persone, tra funzionari e dirigenti del dipartimento, allevatori e amministratori di aziende.
Questi gli indagati ai quali i pm contestano, a vario titolo, l’abuso d’ufficio, la concussione, il falso ideologico, la truffa aggravata e il commercio di sostanze alimentari nocive: Rosario Aliotta, Linda Barcellona, Giuseppe Cataldo, Salvatore Cataldo, Massimo Carollo, Matteo Caruso, Andrea Consiglio, Vincenzo Consiglio, Nicolò Di Bartolo, Carlos Josè Dispenza, Pietro Fazio, Angelo Foresta, Marcello Giambruno, Pippo Giardina, Paolo Ingrassia, Caterina Li Citra, Nicasio Lodato, Giacomo Lo Monaco, Patrizia Lucia, Vittorio Macaluso, Alberto Mannino, Eugenio Mannino, Carlo Milletarì, Carmelo Murania, Filippo Rosario Pistoia, Lorenzo Quartararo, Marcella Ruffino e Angelo Zimbardo.