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Nessuno tocchi Zorro cane di Playa Grande

Nasce un comitato di zona per tutelare il pacifico l'animale che ama vivere liberamente sulla spiaggia sciclitana: qui però qualcuno non vorrebbe più vederlo in mezzo agli umani
Di Rossella Schembri

SCICLI - Guai a chi toglie la spiaggia a Zorro, il cane innamorato dell'arenile di Playa Grande, al quale tanti villeggianti si sono affezionati. Qualcuno ha provato a trasformare Zorro in un docile cane di compagnia, ad adottarlo, offrendogli una comoda cuccia al riparo dal sole rovente, riempiendolo di coccole e moine. Ma lui è anarchico e amante della libertà e tutte le volte che si è trovato in un giardino, pur circondato da amorevoli cure, con un agile salto, ha varcato il cancello ed è tornato sulla sua amata spiaggia. Zorro, infatti, si è già meritato il soprannome di “Italo 2”. Come Italo, il cane che viveva nel centro storico di Scicli e che amava seguire sagre, feste di paese, processioni e funerali, immortalato post mortem in un film, anche Zorro ama stare solo sulla calda sabbia del villaggio residenziale sciclitano, d'estate e d'inverno. Gioca con i bambini, si accomoda vicino alle stuoie, pranza accanto agli ombrelloni insieme a chi gli regala gli avanzi del pranzo a sacco, beve l'acqua dai bicchieri di plastica che generosamente gli porgono sotto il muso, gioca a pallone con i più piccoli e se qualcuno gli cede il posto sotto l'ombrellone, lui ringrazia scodinzolando, e appisolandosi anche un'oretta. Per qualcuno, però, è un problema, il fatto che questo cane stia in mezzo agli umani, sulla sabbia. Chi si è infastidito ha chiamato con solerzia i vigili urbani di Scicli. «Io sono una delle tante persone che vivono a Playa e che ha cercato di adottare Zorro - racconta Paola Campo - e lui per qualche ora è rimasto a casa mia, ma poi, pur essendo libero in giardino, ha saltato il cancello ed è tornato sui viali, sul lungomare pedonale e sulla spiaggia». Come Paola, ci ha provato anche Antonio che si è preoccupato della sorte di Zorro, cercando di addomesticarlo e di tenerlo nel giardino di casa. Ma nulla da fare. Ed è così che si è formato un gruppo di tutela nei confronti di Zorro, che ha a cuore la sua sorte. Dopo la tragedia del bimbo modicano ucciso dai cani a Sampieri, per anni, sulla costa sciclitana si sono verificati, quasi ogni estate, casi di avvelenamento di randagi. «Abbiamo chiesto ai vigili urbani di Scicli di microchippare Zorro perché non vogliamo che lo si equipari ad un randagio – spiega Paola –. Lui ha tutte le caratteristiche per essere definito un cane di quartiere, che vuole semplicemente restare libero e felice in mezzo agli esseri umani».

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