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Catania, Milazzo lascia la guida dello Stabile

Catania, Milazzo lascia la guida dello Stabile ”Il clima inquinato da infaticabili mestatori “

Catania, Milazzo lascia la guida dello Stabile ”Il clima inquinato da infaticabili mestatori “

Il presidente del Teatro Stabile, Nino Milazzo, ha presentato la lettera di dimissioni dall’incarico nel corso dell’ultima assemblea dei soci che si è tenuta venerdì.

 

– Presidente Milazzo le sue dimissioni dal teatro Stabile sono da ritenere irrevocabili?

«Irrevocabili e motivate da ragioni personali. Confermo la mia decisione di lasciare, coerentemente con la comunicazione da me data già nell’assemblea dei soci dell’aprile scorso. Ora per quanto mi concerne le dimissioni assumeranno formalmente efficacia dal giorno in cui il Comune, in quanto socio che mi ha designato, provvederà alla nomina del mio successore».

E BIANCO CHIEDE IL PASSO INDIETRO A DIPASQUALE

– Lascia con amarezza?

«No, sono con la coscienza a posto. E’ stata una esperienza molto difficile, più di quanto potessi pensare quando mi è stato conferito l’incarico e ho fatto quello che si poteva fare, ma se non ci sono risorse la pietra non può certo essere spremuta.... ».

 

– Si racconta che l’assemblea ha tentato in tutti i modi di farla desistere...

«E’ vero. Dietro richieste insistenti del cda ho deciso di attendere la nomina del nuovo presidente, prima di lasciare definitivamente, per dare modo all’assemblea di fare una scelta ponderata, motivata e serena». Il sindaco Bianco come l’ha presa? «Ci siamo scambiati delle opinioni. Sì, lui non era d’accordo».

 

– Il Cda ha deciso di rinnovare per altri 7 mesi il contratto al direttore Dipasquale che era dato in scadenza. Perché?

«Si è deciso di prolungargli il mandato, su mia indicazione, perché non volevamo interrompere la continuità della stagione artistica, non sapendo chi sarebbe arrivato dopo. Si tratta di una proroga a tempo, da novembre a fine giugno, sino alla conclusione della stagione. Devo aggiungere che la prima proposta era di un rinnovo più lungo, ma lui non ha accettato».

 

– Pensa che questa decisione alimenterà altre polemiche?

«La decisione non è stata concepita per fare un favore alla persona Dipasquale, ma per assicurare continuità. Mi sono mosso guardando al teatro, non alla persona. Comunque possono dire quello che vogliono. Ritengo di aver fatto la mia parte con pulizia e massimo impegno».

 

– In un recente passato il teatro è stato oggetto di uno scontro con parte del Consiglio comunale per le questioni finanziarie. Si è arrivati anche a una mozione di sfiducia. Polemica risolta?

«Premetto che sono un uomo che ha sempre nutrito, praticato e predicato un rispetto per tutte le istituzioni dello Stato. Detto questo ho cercato di far capire che una interrogazione al sindaco, prodotta sulla base di una diffamazione, non era opportuna. Ci sono stati alcuni sindacalisti che avevano riferito di tre assunzioni fatte al teatro. Falso perché avremmo violato la legge, cosa gravissima. Ora da questo sospetto insinuato ha trovato alimento l’interrogazione. Mi è sembrata una azione incauta e mi sono limitato a dire che, prima di presentare l’interrogazione, sarebbe stato meglio stabilire se noi avevamo o no violato la legge. Successivamente la polemica si è alimentata per altri motivi e si è capito che i veri bersagli erano due: uno personale, Dipasquale, e uno politico, il sindaco Bianco».

 

– Ma alla fine a cosa si è arrivati?

«Alcuni consiglieri hanno mandato un documento con 14 richieste di chiarimento alle quali ho dato 14 risposte di chiarimento che annientavano tutti i motivi al centro dello scontro. E da lì il discorso si è chiuso».

 

– Nella sua lettera di dimissioni, lei parla anche di «persistente presenza nelle opache “cronache del sottosuolo” di infaticabili mestatori che hanno avvelenato il clima... ».

«Mi riferisco a chi, agendo nell’ombra di meschine ambizioni personali e di oscuri interessi coalizzati, ha lanciato accuse contro le inadempienze del teatro e la personalità del direttore Dipasquale perché c’è gente che spera di prenderne il posto. Anch’io sono stato oggetto di accuse nel momento in cui ho sostenuto istituzionalmente il direttore. Dipasquale con me si è comportato in maniera corretta e leale e ha seguito la linea culturale e amministrativa indicata dal Cda. Quindi se ci sono accusatori ho il dovere di tenere conto delle loro accuse, ma devo avere anche la possibilità di poterle accertare e oggi il mio dubbio ricade su chi accusa e sulla natura delle accuse».

 

– In questa città lei pensa che si faccia polemica per partito preso?

«Non credo sia una caratteristica di Catania, ma di tutto il Paese. Secondo me stiamo vivendo un regresso democratico imponente e dannoso, per cui si fa l’opposizione a prescindere, come dice Renzi. Io non sono né pro Renzi né contro, ma questa espressione la trovo efficace. Oltretutto risale al buon Totò».

 

– Pensa che Catania non sappia meritarsi ai vertici figure capaci e di prestigio?

«Questa città merita tante cose, ma dovrebbe meritarle sul campo, non solo quando c’è un buon articolo che incoraggia e incentiva la ricerca di soluzioni ottimali per il futuro della città. Le buone intenzioni sono da premiare, ma la realtà è diversa con una regione in deficit su tutto». Dopo oltre due anni di mandato che teatro lascia? «Premetto che quando mi insediati trovai il vuoto, un teatro messo in ginocchio da un buco enorme a causa dei tagli regionali 2011–12. Oggi lascio un ente vivo, ma che si trova in grande difficoltà perché i fondi non bastano più. Fino al 2010 il contributo della Regione era di 4,5 milioni. Quest’anno è stato di 1,6 mln. E’ difficile gestire una situazione del genere ed esprimo anche la preoccupazione che possano sopravvenire ulteriori riduzioni che renderebbero ingestibile il teatro. Lascio, però, un teatro in linea, anche se abbiamo dovuto fare la presentazione della stagione con ritardo per via degli adempimenti burocratici, ma siamo stati sempre puntuale negli appuntamenti artistici. Inoltre lascio un ente che recentemente ha varato un piano di risanamento finanziario vitale per accedere a un bando e spalmare in 20 anni i debiti. Dovevamo presentare questo documento all’assemblea dei soci di venerdì, ma non si è raggiunto il numero legale. Molto adesso dipenderà dalle decisioni che verranno prese e dalla volontà dei soci di affrontare la situazione».

 

– Si era parlato anche dell’ipotesi di vendere il teatro Verga.

«Avevo lanciato questa proposta per comprare una sala un po’ più ridotta. Avevo anche fatto la proposta al teatro Bellini per avere il teatro Sangiorgi, che ritengo sotto utilizzato e credo di non offendere nessuno se dico questo. Queste ipotesi possono essere riprese da chi verrà dopo di me».

 

– Visti i pesanti tagli non pensa che anche per il teatro sia arrivato il momento di cambiare la sua proposta artistica?

«Si fa sempre il paragone col passato, ma questo passato era diverso socialmente e culturalmente. Si trattava di un periodo di pionerismo per il teatro catanese e bastava la grande risorsa degli autori siciliani, da Pirandello a Sciascia, Verga, Fava per avere successo. Ma oggi siamo nel 2015 e quindi va diversificata la proposta artistica con i contributi anche dei grandi autori europei. Culturalmente questa è una missione alla quale non si può rinunciare anche se non tutti gli spettatori dello Stabile si riconosceranno in questa formula».

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