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Allarme sanitario su un barcone migrante con malattia infettiva

Il paziente trasportato a bordo della nave militare Orione che doveva attraccare a Catania ma che resta in navigazione. Potrebbe essere influenza aviaria ma anche una febbre emorragica come l'Ebola
Di Redazione

ROMA - Durante le operazioni di soccorso effettuate ieri dal pattugliatore Orione della Marina Militare, intervenuto per prestare assistenza ad un barcone, nel corso dei previsti controlli sanitari a cura del personale sanitario di bordo e personale degli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera del Ministero della Salute, è stato identificato un caso sospetto di malattia infettiva di interesse per il Regolamento sanitario Internazionale dell'Oms. A darne notizia è stato il ministero della Salute. «Il paziente è stato isolato a bordo e sono state attivate le procedure necessarie di routine previste per giungere alla diagnosi del caso. La nave è tuttora in navigazione. Il ministero della Salute e la Marina Militare proseguono nell'opera di rafforzamento del dispositivo di sorveglianza sanitaria nei confronti di potenziali rischi infettivi connessi ai flussi migratori. L'attuazione del protocollo contribuisce ad elevare ancora di più il livello di tutela dei cittadini residenti nel nostro Paese e quella dei migranti stessi», conclude il ministero. I SOSPETTILa sospetta malattia infettiva trovata a bordo del potrebbe essere una semplice influenza aviaria ma anche una febbre emorragica come l'Ebola. Lo afferma Donato Greco, epidemiologo a lungo a capo della Prevenzione Sanitaria del ministero della Salute. «La lista delle malattie di interesse per il Regolamento sanitario Internazionale dell'Oms è lunga, e comprende patologie di diversa gravità - spiega Greco -. Una volta identificato il caso sospetto si prelevano i fluidi biologici per le analisi di conferma, e a seconda del risultato si adottano misure diverse. Allo stesso tempo si allerta la rete internazionale, e la notifica viene fatta anche ai paesi partner». Il regolamento, varato nel 2005 dall'Oms, comprende una serie di misure a gravità crescente, che possono andare dal rifiuto di ingresso del soggetto nel paese alla quarantena per tutte le persone che sono state in contatto con la fonte di infezione in caso di virus mortali. Nei giorni scorsi si è spesso parlato della possibilità di arrivo di casi di virus Ebola, ma tutti gli esperti internazionali, a partire dall'Oms, sono stati sempre concordi nel ritenere improbabile l'eventualità, perchè questo tipo di febbre emorragica si manifesta in poche ore, mentre chi arriva sui barconi ha viaggiato in genere per diversi giorni. «Ipotizzare una quarantena “classica”, con quaranta giorni in mare, per questi barconi è ovviamente impossibile - commenta Giampiero Carosi della Clinica di Malattie Infettive e Tropicali dell'università di Brescia -. In attesa di sapere con esattezza di che agente patogeno si tratta, sia il soggetto che le altre persone entrate in contatto con lui devono essere isolati, facendoli sbarcare con le dovute precauzioni e riunendoli in un luogo con un cordone sanitario adeguato per evitare che qualcuno possa fuggire diffondendo una eventuale infezione». LE POLEMICHE L'episodio è destinato probabilmente a rinfocolare le polemiche sui rischi sanitari per i protagonisti dell'operazione Mare Nostrum, già suscitate due settimane fa dal ritrovamento di otto militari positivi al test della Tbc. E il sindacato di polizia Sap - che parla di un possibile caso di vaiolo - «diffida il Dipartimento della Pubblica Sicurezza dall'impiego di poliziotti che non possono essere tutelati dal punto di vista sanitario». «La Croce Rossa siciliana avrebbe minacciato addirittura, da quel che apprendiamo - sostiene il Sap - di non impiegare il proprio personale in assenza di adeguate misure di profilassi». «Sappiamo che il migrante sospettato di avere il vaiolo - aggiunge Tonelli - è già stato prelevato dalla nave, in attesa di avere conferme o meno del suo stato infettivo. In caso positivo, tutta la nave sarà messa in quarantena». «Il Ministero dell'Interno - dice Tonelli -, come datore di lavoro, ha precise responsabilità e, laddove si verificassero problemi di salute per i poliziotti, dovrà risponderne sia penalmente che civilmente».

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