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Pietro Grasso su Mancino «Mi chiese di avocare inchiesta»

Il presidente del Senato è stato chiamato quale testimone al processo per la cosidetta trattattiva Stato mafia e ha parlato di Nicola Mancino: «Ecco cosa mi disse durante un incontro fortuito al Quirinale»
Di Redazione

«Mi si può dare atto che nessuna interferenza c'è mai stata da parte del Procuratore nazionale antimafia sull'indagine della trattativa tra Stato e mafia». Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grassodurante la sua deposizione a Palermo al processo per la cosidetta trattativa tra Stato e mafia. L'interrogatorio è condotto dal procuratore di Palermo, Francesco Messineo. «Nel dicembre 201 1 - ha aggiunto Grasso - pochi giorni prima di Natale, l'ex presidente del Senato Nicola Mancino (che è imputato per falsa testimonianza, ndr) era apparso tormentato dal punto di vista psicologico, si sentiva quasi perseguitato». «Avevo incontrato il senatore Mancino nel corso della cerimonia degli auguri natalizi del presidente della Repubblica, nel dicembre 2011, era stato un incontro fuggevole - racconta - Credo di ricordare che fossimo davanti al guardaroba. In quella circostanza, il senatore Mancino mi apostrofò dicendo che era quasi perseguitato, non ricordo bene le parole. Mi disse ancora che c'erano delle differenze di valutazioni di eventuali suoi comportamenti e omissioni dalle diverse procure che indagavano sulla trattativa e mi disse: “lei da Procuratore antimafia deve fare qualcosa e io risposi che l'unico modo per ridurre all'unità le indagini era il potere di avocazione del Procuratore antimafia, ma non c'erano i presupposti” e lui disse: “Sì, ma il coordinamento si può fare”. Mancino era una persona in ansia anche per le pressioni delle valutazioni giornalistiche».

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