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Il turismo in Sicilia fra cliché e sorprese Quando «Il Padrino» tira come i Templi

I risultati di una ricerca: «Ospitali ma costosi» IL DOSSIER

Di Mario Barresi

Templi, belle architettoniche e pesaggistiche ma anche “Il Padrino” e “Il Gattopardo” e il “Commissario Montalbano”. Ecco che cosa attira il 60% degli italiani e degli stranieri che sceglie di arrivare in Sicilia. E' quanto emerge da una ricerca di marketing “Attrattività, performance e potenzialità della Sicilia turistica”, presentata a Palermo. Lo studio, finanziato da fondi del Po-Fers 2007/13, è stato realizzato da “Izi - Metodi, analisi e valutazioni economiche” e da “Simulation Intelligence”.

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SFOGLIA IL DOSSIER

Il campione d'indagine è significativo: 9mila turisti effettivi (italiani e stranieri che hanno pernottato almeno una volta nell'Isola) e 16mila potenziali, scelti fra quelli che viaggeranno fuori dalla propria regione o dal proprio Stato, con destinazione Italia, nei prossimi due anni. Ma al di là delle mete preferite dai turisti - quelli effettivi e quelli potenziali - viene fuori un'immagine diversa da quella che ci aspetteremmo: la Sicilia «gode di una buona immagine sul mercato turistico nazionale e internazionale». Sono più le luci che le ombre, insomma. E, anche fra quest'ultime, l'idea dei “consumatori” ribalta alcuni dei più consolidati luoghi comuni. Non ci considerano “brutti, sporchi e cattivi”, ma bocciano la qualità dei servizi ai turisti, ritenendoli troppo costosi rispetto a ciò che viene offerto.

Il lavoro è completato dall'individuazione delle destinazioni concorrenti, da un'indagine su intermediari e organismi di rappresentanza all'estero e da un'analisi sull'immagine percepita attraverso media e web. Qui si viene per vacanza (79,5%) o per stare assieme ad amici e parenti (38,9%); pressoché assenti i “turisti religiosi” (3,6%), i viaggi per motivi di lavoro (2%) o per servizi legati a salute o benessere (1%). La mappa per provenienza: gli italiani arrivano soprattutto da Campania (15,3%), Lombardia (15%) e Lazio (14,6%); gli stranieri da Germania (24,4%) e Francia (20,4%).

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