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Regione su emergenza alloggi, fondi e riforma Iacp: «Pronti a realizzare 690 case»

L' assessore Falcone: «Cambieremo gli enti con una legge ad hoc»

Regione su emergenza alloggi, fondi e riforma Iacp: «Pronti a realizzare 690 case»

Palermo - «Qualcosa più che dare una semplice mano alle politiche abitative siciliane». Niente scommesse improvvisate o partite al ribasso. Per l’assessore a Infrastrutture e mobilità Marco Falcone gli Iacp (istituti autonomi case popolari) saranno riformati con una specifica legge, una norma di settore. Con il tempo che ci vorrà e con la volontà politica ancora da ricercare nel centrodestra siciliano, ma intanto il rafforzamento degli enti non può essere lasciato per strada di fronte a una robusta e consistente emergenza abitativa in Sicilia: «Stiamo mettendo a punto una serie di azioni per spendere 42 milioni del Po Fesr con i dieci Iacp della Sicilia per realizzare 300 immobili a cui si aggiungono i 330 che erano già in programma e i 60 a Ribera i cui lavori saranno consegnati entro dicembre».

L’assessorato inoltre sta accelerando sul finanziamento che riguarda le cooperative di edilizia residenziale e pubblica che negli ultimi anni avevano subito un forte rallentamento: «Per quanto riguarda i programmi costruttivi- chiarisce Falcone abbiamo in programma complessivamente 52 immobili da realizzare tra quelli definiti e gli altri in fase di verifica da parte degli uffici. Si tratta di fondi ex Gescal e statali».

Né va dimenticato inoltre il complesso mondo degli “abusivi”, un fenomeno su cui riuscire a intervenire non è semplice. La norma votata all’Ars sulla regolarizzazione da parte degli occupanti, subordinata al pagamento di 5 anni di occupazione retroattiva, al momento, non ha prodotto grandi risultati: «Stiamo facendo un primo censimento, inutile negare che la risposta riscontrata al momento è molto timida. Del resto, oltre a un pregiudizio culturale che porta la gente a non volere pagare, ci sono persone che non potranno mai pagare, occorre capire quanti si trovino in queste condizioni di estrema indigenza e disperazione. Per loro si potrà pensare solo a un canone simbolico. Ma vanno accertati i casi. Gli Iacp stanno approfondendo»

Una parabola, quella degli Iacp, costretta ancora a dividersi tra gestione dell’ordinario e programmazione per un futuro di riforma che al momento stenta a decollare. Manutenzioni e adeguamenti delle vecchie strutture che fanno parte del patrimonio degli enti e potenziamento degli alloggi nell’Isola, queste le due parti del discorso destinate a doversi fatalmente incrociare: «Se il parlamento non è ancora pienamente convinto della riforma di questi enti, è chiaro che non possiamo comunque metterla in cantina o fermarci. Vorrà dire che al momento saranno gli enti chiamati a dare le risposte necessarie». Qualcosa che però non assuma i caratteri dell’eccessivo ridimensionamento rispetto a un traguardo ambizioso che appare ancora lontano: «Non è quello che ci aspettavamo, ma opereremo con i mezzi che abbiamo. Il parlamento ci ha detto che la riforma non si poteva fare con un articolo, ecco perché lavoriamo a una struttura più organica di schema». Lo Iacp-imprenditore appare la frontiera necessaria per gestire housing sociale e misure analoghe, o partecipare ai bandi «in attesa di fare questo stiamo lavorando per sbloccare le procedure per consegnare gli immobili realizzati, acceleriamo il completamento, mandiamo in gara i progetti che abbiamo pronti, mettiamo a regime la politica di ristrutturazione per salvaguardare gli edifici in cui le persone oggi abitano».

Ieri enti troppo legati a dinamiche clientelari che hanno generato effetti oggi poco controllabili, oggi enti che dovranno ripartire da uno schema molto più razionale. Portare indietro l’orologio non sarà possibile fino a quando lo schema culturale della politica non condividerà modelli diversi : «È così- conferma Falcone - oggi i commissari stanno gestendo una politica di razionalizzazione della spesa, di rafforzamento della riscossione dei canoni, di ricognizione degli immobili ad uso commerciale e comunque non abitativo e di aree e di spazi non edificati che hanno invece una edificabilità».

Un passato di superficialità e clientela che non deve tornare: «Oggi - conclude l'assessore- Iacp, Cas, Interporti devono essere improntati a una gestione oculata, razionale, mirata e che risulti da un lato coerente con la mission, dall’altra in linea con i principi di governance più efficienti e al passo con i tempi».

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