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I siciliani che ci riscattano

Di Andrea Lodato

Ci sono anche loro. Anzi, prima di tutto ci sono loro in Sicilia oggi. C'è Rossella Fiamingo, catanese, che ha 23 anni, è bella, è brava, è medaglia d'oro nella scherma e il mondo ce la invidia. C'è Enrico Garozzo, che di anni ne ha 25, è nato ad Acireale, la medaglia nella spada maschile l'ha vinta di bronzo. E scusate se vi pare poco. E c'è il messinese Vincenzo Nibali, che di questi tempi si pronuncia Nibalì, perché il ciclista non sta dominando il Tour de France, no. Vincenzo sta facendo impazzire i francesi, già innamorati di lui, proprio come faceva Bartali e come canta Paolo Conte: «... e i francesi ci rispettano, che le balle ancora gli girano... ». E c'è un altro messinese, Tony Cairoli, da Patti per l'esattezza, con sette titoli mondiali di motocross vinti. Un fenomeno. Anche questa è l'Italia da esportazione, quella che nasce quaggiù, in questa terra, sempre stanca, mai rassegnata, spesso calpestata, mai del tutto schiacciata. Così lo sport diventa il meccanismo che ci rimette in gioco, che ci restituisce prestigio, lustro, riflettori accesi sulla Sicilia per celebrare, ma prima ancora per capire come nascono certi fenomeni là dove chi dovrebbe aiutare lo sport, di base e di vertice, quasi lo mortifica scientificamente. Siamo senza strutture adeguate, facciamo poco sport e siamo messi nelle condizioni di farne anche meno. Ma i campioni nascono, crescono, alcuni esplodono, eccoli qua. Altri restano in palestre cadenti, piste dissestate, campacci accidentati, piscine fredde. Ma anche loro, i “rimasti” ci sono e oggi Rossella, Enrico, Vincenzo, Tony stanno vincendo per loro. E per tutto il resto di questa Sicilia che può arrivare prima. E vince. Può arrivare ultima. E non si arrende. Almeno questo.

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