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La rissa tra mamme a Gela: quei genitori adultescenti e spazzaneve

E’ giunto il tempo della consapevolezza e della responsabilità: dobbiamo riallacciare quel filo rosso che univa famiglia, scuole, istituzioni, associazioni

La rissa tra mamme a Gela: quei genitori adultescenti e spazzaneve

Genitori che si azzannano, mamme che litigano sui gruppi whatsapp. Aggressioni agli insegnanti. Botte, calci e pugni anche durante la recita di Natale. Quando tutti dovremmo essere più buoni. Benvenuti nell’Italia della cattiveria, del sovranismo psichico, del cattivismo, come ha scritto il Censis nell’ultimo rapporto. Già il Paese delle speranze perdute. In questo paese a tinte tra il grigio e il nero, la famiglia che sembrava il baluardo della società appare ormai a tinte fosche. Sui social leggete ora dopo ora che l’arrivo delle Festività viene quasi definita una disgrazia. Troppo tempo a casa con i parenti. Come cieliegina sulla torta della famiglia che non c’è più, nemmeno nelle pubblicità dei biscotti o delle aspirapolveri, impazza la più grande arma di distruzione di massa: i gruppi di Whatsapp delle mamme. Dove si consumano dichiarazioni di guerre e decapitazioni che superano le storiche battaglie.

Papà e Mamma non sembrano più un riferimento. E’ già un successo quando coabitano e litigano. Altrimenti si separano, divorziano, litigano, si combattono. Da sociologo della comunicazione, da docente, da educatore scrivo con grande amarezza, riprendendo un concetto espresso dal mio amico e collega professore dell’Università Salesiana di Venezia, Umberto Fontana: è evaporato il concetto di adultità. I genitori non hanno più tempo di incidere sull’educazione dei figli perché stanchi e frettolosi.

Sono genitori adultescenti (adulti che non hanno mai smesso di fare gli adolescenti: mamme con le minigonne più corte delle figlie, papà depilati con zainetti più piccoli dei loro figli) e genitori spazzaneve (che si sostituiscono ai figli e risolvono al posto loro tutti i loro problemi). In questa società liquida il web è l’universo relazionale per eccellenza, il luogo segreto dove sfuggire alle regole degli adulti. E dove gli adulti non accettano di esserlo e fanno i bulli e i cyberbulli.

Tutti insieme dobbiamo lavorare per far crescere bambini, pre-adolescenti e adolescenti consapevoli del rispetto per l’altro. Ma se facciamo a botte in una scuola, come è successo a Gela, e strattoniamo bambini innocenti per guadagnare un posto in prima fila è il disastro sociale. Ed anche se le due mamme che litigano avevano vecchi rancori familiari, la scuola è sacra, è di tutti, è il luogo dell’educazione.

La parola d’ordine per tutti noi deve essere consapevolezza. Dobbiamo riallacciare quel filo rosso che univa famiglia, scuole, istituzioni, associazioni, mondo del volontariato e non farlo spezzare. Sappiamo che la famiglia spesso è soltanto, e questa è una definizione sociologica, un’unità domestica. Individui che condividono la stessa abitazione per risparmiare. Nelle schede anagrafiche dei questionari che somministro ci sono indicati Papà 1, Papà 2, Mamma 1 e Mamma 2. Una diversificazione delle famiglie che è collegata a più ampi processi sociali.

Come diceva il grande sociologo Zygmunt Bauman oggi abbiamo il più alto numero di mezzi di comunicazione ma siamo soli. Abbiamo connessioni e non relazioni. Ed anche le scazzottate tra mamme diventa virale. Con bambini scaraventati a terra. Poi c’è chi riprende un video che diventa virale. C’è chi fa girare i messaggi del gruppo Whatsapp delle mamme di quella classe su cui c’è da piangere più che da ridere. Vince la vergogna che può diventare rassegnazione. Dal Nord ci spiegano che è sottosviluppo. Ma il tema è un altro, da Nord a Sud i genitori hanno picchiato i docenti. E da Trieste a Canicattì ci sono genitori adultescenti e spazzaneve. Non possiamo perdere la speranza di dare ai nostri figli un futuro diverso. Ghandi ci ha insegnato che il bene vince sul male. Ma dobbiamo partire dall’educazione. Dire no alla violenza di qualunque tipo. Genitori adultescenti e spazzaneve svegliatevi. Tocca a voi. E non siete ad Amici o a X-Factor.

* Sociologo, docente di Comunicazione e Giornalismo 

Università degli Studi di Messina

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